23 gen, 2018

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03/12/2008 - 1908 Underground 2008

Notizie

1908 Underground 2008La Compagnia delle arti visive di Messina, allestirà il 23 dicembre alle ore 21 al teatro Vittorio Emanuele di Messina, 1908 Underground 2008  nell'ambito degli appuntamenti per il Centenario del sisma. Si tratta di uno spettacolo di video immagini e teatro danza, che proporrà una rievocazione degli eventi del 28 dicembre con suggestioni percettive ed emotive che affascineranno lo spettatore. Lo spettacolo mette infatti in luce la dimensione psicosociologica delle vittime, custodi di una memoria che giunge sino ad oggi. Portato in scena da trenta persone, tra danzatori, attori e tecnici, dopo la prima di Messina, lo spettacolo, patrocinato dal Comune e dall'Università di Messina, sarà riproposto in altre città da dove provennero gli aiuti ai messinesi cento anni fa.
1908 – Underground - 2008, si ispira alle testimonianze scritte di quanti, sopravvissuti al sisma del 1908, si adoperarono a narrare, le vicende e gli accadimenti immediatamente successivi al disastroso evento. Una presenza maschile riassume, nella formula del monologo interiore, stati d’animo ed emozioni di quanti riuscirono a salvarsi. Ad essa si affianca una figura femminile non sopravvissuta al tragico evento e pertanto intangibile, lontana, sospesa fra perdita della corporeità e dimensione spirituale. Lo spettacolo ripropone, nella prima parte, la drammatica coincidenza, che nella notte del 28 dicembre si verificò, tra i protagonisti dell’Aida e gli abitanti di Messina, giacché la scena finale dell’opera lirica rappresenta la tragica condizione di sepolti vivi dei protagonisti, condizione che le persone del luogo avrebbero di lì a poche ore realmente vissuto; pertanto la finzione scenica e la realtà si fondono e confondono nella dimensione della tragedia. L’opera di Verdi si costituisce così come tessuto connettivo in grado di generare una condizione temporale sospesa tra ricordo, segni precorritori e realtà del disastro. Le azioni sceniche si sviluppano attraverso una comunicazione alterata del tempo, giacché l’esperienza della catastrofe fu tale da travalicare ogni reale oggettivazione. Volutamente la scelta teatrale ricerca, nell’instabilità delle azioni sceniche, nella loro frammentarietà, nel continuo sovrapporsi di dinamiche motorie, di immagini, di voci, di suoni, una sospensione temporale nella quale il passato si sovrappone al presente, e i ritmi convulsi della quotidianità cedono al ricordo. Il vuoto fenomenico del tempo si materializza attraverso il percorso astrattivo dei linguaggi scenici che i restituiscono, nelle loro formule espressive, il senso di spaesamento che attanaglia l’uomo nella sconcertante realtà dell’accaduto. Conseguentemente la rappresentazione scenica dà visibilità alla persistente condizione interiore di precarietà esistenziale, generata dalla dimensione di immanenza che il terremoto simbolicamente assume nella consuetudine della nostra quotidianità. Nello sviluppo delle azioni sceniche il sisma si rivela metaforicamente come totalità di eventi, come energia incontrollata in cui fenomeni, emozioni e pensieri, cose e uomini perdono la loro identità, il loro preesistente assetto razionale. La sua forza dirompente ed oscura ristabilisce la condizione primigenia del caos e diviene inevitabile premessa di una nuova esistenza. Assieme alla natura anche l’uomo diviene dunque epicentro di un moto incontenibile di forze. Le coreografie, le soluzioni teatrali e musicali, le suggestioni scenografiche e video- scenografiche oscillano fra gli estremi della forma e della non forma, fra la distruzione dell’ordine cartesiano e il trionfo della realtà informale della materia, ribadendo la circolarità di un processo inarrestabile in cui gli opposti, piuttosto che negarsi reciprocamente, si succedono compenetrandosi. Nella seconda parte dello spettacolo la pulsione di morte si rivela in modo ora frammentario e individuale, ora primitivo e convulso. La fissità degli sguardi, la rigidità dei corpi, i moti scomposti, la ripetizione ossessiva dei gesti, vogliono rendere lo stato d’animo di smarrimento e di incredulità, lo straniamento che è rifiuto dell’ab-surdo, ed è disperata difesa di chi vive un’esperienza incomprensibile nella sua atrocità. Ciò avviene fino al momento in cui un personaggio femminile converte il dolore inespresso in esperienza vissuta. Assieme alla sofferenza esplode la paura, la rabbia, il senso di abbandono e di perdita che trovano nella coralità della recitazione e del gesto liberatorio, la forza della coesione che la catastrofe aveva spezzato. La consapevolezza di ciò che è stato traspone il senso del dolore sul piano di una coscienza collettiva attraverso la quale si riafferma la volontà di esistere. La vita, oltre la desolazione delle macerie, pulsa, incalza e si fa materia, energia primordiale che obbedisce ad una oscura spinta irrazionale alla quale è riconducibile anche la condizione subumana scatenata dagli istinti irrefrenabili in grado di sconvolgere ogni umano sentire. A questa realtà sommersa fa anche riferimento la scenografia che restituisce sul piano visivo, oltre agli esiti della tragedia, una dimensione urbana non sempre gradita alla nostra coscienza. Oggi, a distanza di un secolo, il suolo su cui ci muoviamo ricopre passate esistenze divenute materia. Underground chiede di esistere sotto lo scorrere dei nostri passi che scandiscono il tempo della vita di sempre. 
 
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