11 dic, 2018

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L' Ansia

Notizie

I disturbi d’ansia hanno certamente un impatto negativo sulla qualità di vita di un individuo, e spesso sono associati a disturbi di tipo psichiatrico e organico.

“Il tempo è un fattore importante (dice la dott.ssa Emanuela Mencaglia, psicologa di reparto dell'Istituto Clinico Humanitas) perché la situazione può risultare più complessa nella sua gestione quando si arriva ad una sovrapposizione sintomatologie, come ad esempio tra disturbi d’ansia e disturbi dell’umore (sintomi depressivi). Possono essere molte le cause per il ritardato inizio di trattamento, ad esempio, pazienti con ansia sociale possono percepire i sintomi di estrema timidezza, come un tratto che caratterizza fortemente la propria personalità, piuttosto che ad un sintomo trattabile. Infatti molti pazienti affetti da disturbi d’ansia non credono di aver bisogno di cure farmacologiche, ed evitano quindi di rivolgersi ad un professionista per un aiuto. E comunque, anche quando un paziente accetta l’idea di poter beneficiare di un trattamento psicofarmacologico, il desiderio di poter risolvere il problema senza un aiuto ‘formale’ è comune e persistente”.

“L’assistenza medica primaria e gli screening pediatrici sono importanti per determinare precocemente i disturbi d’ansia o la loro predisposizione.
La comorbidità deve essere attentamente valutata come la presenza di depressione, disturbi bipolari, abuso di sostanze e disturbi di personalità, che possono ridurre o modificare la risposta al trattamento. Evidenziare disturbi d’ansia secondari a problematiche legate alla salute, come ad esempio disturbi tiroidei, è comunque altrettanto importante. Esistono diverse strategie terapeutiche indicate nella gestione dei disturbi d’ansia, con l’evidenza che suggerisce che il trattamento farmacologico combinato con la psicoterapia può aiutare a migliorare i risultati”.

“Le terapie farmacologiche nel trattamento dei disturbi d’ansia sono solitamente la prima linea di intervento ai pazienti che si rivolgono all’attenzione medica, ma quando i paziente ha una risposta parziale o assente al trattamento, allora le alternative si riducono.
Le linee guida considerano varie opzioni come l’utilizzo di antidepressivi SSRI o quando questo non dà sollievo è possibile passare agli inibitori del reuptake, della serotonina e norepinefrina (SNRI), ma la valutazione deve assolutamente essere fatta da uno specialista psichiatra che, a seguito di un’accurata diagnosi, prescrive il trattamento più adeguato.
Le benzodiazepine sono generalmente utilizzate in prima battuta e spesso migliorano i sintomi ansiosi, ma le linee guida oggi suggeriscono che il loro utilizzo debba avvenire solo nel breve periodo, malgrado si evidenzi, invece l’utilizzo da parte dei curanti e degli stessi pazienti di trattamenti a lungo termine. Comunque l’utilizzo di benzodiazepine in pazienti con problemi di abuso di sostanza, e quelli con alti livelli di impulsività, ad esempio come pazienti con disturbo borderline di personalità, deve essere evitato.
Inoltre è noto l’alto rischio di dipendenza legato alle benzodiazepine, quindi l’utilizzo di altri farmaci che non hanno questo effetto collaterale è preferibile”.

“In prima istanza la terapia cognitivo comportamentale (CBT) sembra efficace, rispetto ad altre tecniche come la terapia supportiva, o psicodinamica, ma nella pratica clinica si nota che la CBT non è così efficace, o ha un ridotto effetto sulla riduzione dei sintomi, mentre il soggetto potrà beneficiare di una terapia a lungo termine (supportiva/psicodinamica): questo beneficio sarà più evidente in individui che hanno subito traumi infantili.
Una volta che il disturbo d’ansia è stato diagnosticato, è importante un approccio psicoeducazionale, che motivi i pazienti all’inizio e alla prosecuzione del trattamento. Infatti molti pazienti sperano in un trattamento a breve termine, psicologico o farmacologico, ma nella maggior parte dei casi, i sintomi ansiosi spesso ritornano e questo potrebbe essere molto frustrante.
Nella clinica è importante quindi enfatizzare al paziente la natura cronica dei disturbi d’ansia che spesso potrebbero necessitare di un trattamento a lungo termine sia farmacologico sia psicoterapeutico”.
 
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