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29 lug, 2014

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Ritrovato il cadavere di una sirena

Notizie

scheletro sirenaE' stato ritrovato il cadavere di una sirena. Sarà vero? intanto vengono diffuse sul web le foto dello strepitoso ritrovamente in una spiaggia del Venezuela risalente all'ottobre del 2006.

Le immagini che seguono mostrano il corpo senza vita apparentemente di una Sirena o di un Tritone ritrovato da dei pescatori nella zona di Los Olivitos nel Lago di Maracaibo.
Il corpo della creatura non identificata è stata presa in consegna dalle autorità e sarà sottoposta a studi
.
Il corpo misura approssivamente 1.70 metri di lunghezza, la creatura potrebbe essere un maschio in quanto non presenta seno.

Queste immagini sono state scattate da un operaio che effettua impianti di manutenzione prima dell'arrivo delle autorità, egli ha nascosto la macchina fotografica per evitare il sequestro della stessa.
Se è un Fake, un falso,(al 99 %) è un falso eseguito molto bene

 

Secondo la leggenda le Sirene sono una personificazione dei pericoli del mare, demoni marini, forse metà donne e metà pesce; il loro padre era il dio-fiume Acheloo e la madre la musa Melpomene, oppure la musa Tersicore. Sono menzionate per la prima volta nell’Odissea, dove sono in numero di due; tradizioni posteriori ne nominano quattro, oppure, più spesso, tre, chiamate, nell’accezione più comune, Ligia Leucosia e Partenope, dalla quale il nome antico di Napoli. Nella tradizione sono musiciste squisite e, secondo Apollodoro, una suonava la lira, un’altra cantava, la terza teneva il flauto.
 

sirena coda scheletro

Secondo la leggenda l’isola delle Sirene era posta lungo la costa dell’Italia meridionale, al largo della penisola di Sorrento; con il fascino della loro musica esse attiravano i marinai che passavano nelle vicinanze; le navi si avvicinavano allora pericolosamente alla costa rocciosa e si fracassavano; e le Sirene divoravano gli imprudenti.
Secondo la leggenda gli Argonauti passarono loro vicino, ma Orfeo cantò tanto melodiosamente, che i marinai della nave “Argo” non ebbero voglia di ascoltarle. Solo Bute si lanciò in mare, ma fu salvato da Afrodite.
Anche Ulisse solcò quelle acque ma, preavvertito da Circe, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera; lui stesso si fece legare a un albero della nave, vietando ai compagni di slegarlo, qualunque supplica avesse loro rivolto. La storia racconta che le Sirene, indispettite dal proprio insuccesso, si buttarono in mare e affogarono.
Circa la loro origine e le loro ibride sembianze, le versioni sono diverse. Ovidio sostiene che un tempo esse erano donne comuni, ma chiesero agli dei il beneficio delle ali, per cercare sui mari una loro compagna rapita da Plutone. Secondo altri, erano state trasformate da Demetra, quale punizione per non essersi opposte al rapimento di sua figlia. Oppure che Afrodite le aveva private della bellezza, perché disdegnavano i piaceri d’amore.
Nelle leggende successive furono considerate divinità dell’aldilà e per questo motivo sono spesso raffigurate sui sarcofagi.
Fin dal Quattrocento esistono racconti e cronache sul ritrovamento, in varie parti del globo, di esseri anfibi con le caratteristiche delle Sirene, che, per lo più, non riescono a sopravvivere a lungo. Certo colpisce che l’argomento entri in archivi storici, come i reali archivi del Portogallo, a causa dell’aspra contesa nata fra i reali e il Gran Maestro dell’Ordine di San Giacomo sulla proprietà delle sirene trovate abbandonate sulle spiagge del Gran Maestro, lite conclusasi a favore del re.
sirena morta Nella Finlandia occidentale, nel 1430, essendosi rotte le dighe per la furia del mare, alcune fanciulle ritrovarono una sirena restata impacciata nel fango: le insegnarono a mangiare e a filare, ma non parlò mai e visse due o tre anni.
Nel 1531 fu donata a Sigismondo re di Polonia una sirena presa nel Baltico che visse tre giorni. Nel 1560 pescatori di Ceylon raccolsero sulla costa sette sireni maschi e sette femmine e nella Storia della Compagnia di Gesù si aggiunge che Dimas Bosque, chirurgo del viceré di Goa, ne notomizzò alcune che trovò conformi alla specie umana. Nel 1610 il capitano Riccardo Whitbourne nel porto San Giovanni a Terranova vide una sirena che nuotò avanti a lui sorridendo, simile affatto ad una donna. Un’altra nel 1671 fu vista presso la Martinica, e con atto notarile due francesi e quattro negri attestarono che essa si fregò le mani sul viso e starnutì. I giornali del 1737 riferiscono che ad Exeter, dietro pagamento, si mostrava una sirena; nel 1750 uguale esibizione si tenne alla fiera di San Germano a Parigi dove una sirena veniva nutrita di pane e pesciolini dentro la sua vasca.
Due anni prima se ne erano fatte vedere due, ma impagliate. Il Mercure de France raccontò nel 1762, che due fanciulle di Noirmoutiers sorpresero una sirena in una grotta, dal seno molto sviluppato, naso schiacciato, un po’ di barba, coda di pesce desinente in una specie di piede.
Nel settembre 1749 una sirena fu pescata nello Jutland; l’anno dopo i pescatori di Jona presero una sirena, ma poiché rifiutava di mangiare, temendo che potesse morire, la gettarono nuovamente in mare, ascoltando però quel che disse alle sue compagne: alla domanda su cosa avesse visto di notevole fra gli uomini, rispose “Nient’altro, se non che sono così sciocchi da buttar via l’acqua in cui cossero le ova”.
Il 22, gennaio 1809 Elisabetta Mackay, figlia di un ministro scozzese, vide una sirena e la descrisse, e il fatto fu convalidato dal suo maestro; due anni dopo un’ altra comparve sulla spiaggia di Kentyre a Catarina Loynachan e a Giovanni Mac-Isaac.
Nel 1823 ne fu portata una viva a Londra e tutti i dotti la visitarono: si decise di maritarla per perpetuarne la specie e si trovò un ragazzo che, per denaro, s’adattava all’ esperienza, ma la sirena morì.
Sirena ritrovata Dieci anni prima Forbes, nelle Memorie sull’Oriente pubblicate appunto a Londra nel 1813, assicura che esistono sirene sulla costa dell’Africa orientale lunghe da due a quattro metri: testa e viso umani, naso e bocca di maiale, pelle fina e morbida, collo, seno e corpo da donna, poi desinit in piscem; invece dell’avambraccio natatoie. Quando sono prese a Mombaza sono fatte a pezzi e vendute come gli altri pesci.
Torna alla mente il capitolo n pranzo del generale Cork in quello straordinario documento del dopoguerra a Napoli e dintorni che è La pelle di Curzio Malaparte: quando, essendo stata proibita la pesca nel golfo dagli Alleati, viene portata a tavola nel pranzo in onore di Mrs. Flat una Sirena, ultimo esemplare del celebre Acquario napoletano, cui già si era attinto per precedenti pranzi ufficiali, si specifica fra parentesi un esemplare assai raro di quella specie di “sirenoidi” che, per la loro forma quasi umana, hanno dato origine all’antica leggenda delle Sirene. Il piatto, ovviamente, fece inorridire i convitati!
Le cronache ricordate, pur suscitando scetticismo e incredulità, valgono a farci riflettere su come l’argomento abbia sempre coinvolto e affascinato anche i naturalisti, i quali hanno continuato a chiedersi se potessero vivere creature anfibie e ve ne sono stati di quelli che non hanno esitato a confermarne l’esistenza, adducendo di averne avuto personale esperienza. Anche se vengono sottolineati talvolta aspetti fisici sgradevoli in questi ritrovamenti, pure nella memoria collettiva è sopravvissuto il ricordo dell’antico richiamo cui non si poteva non cedere e il nome Sirena continua a evocare l’immagine di una donna dall’irresistibile fascino.

 

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