21 lug, 2018

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Il Clientelismo Politico

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clientelismo politico“Con l’espressione comunicazione istituzionale si intende quella forma di comunicazione legata all’esigenza di creare un rapporto più diretto tra le istituzioni e i cittadini”. La formula magica non sembra però aver attecchito in quanto pochi sono i comuni virtuosi che permettono ai cittadini di entrarvi e di uscirne soddisfatti per aver ricevuto le informazioni che cercavano, il tutto senza dover peregrinare da un ufficio all’altro, e soprattutto senza dover essersi raccomandato a qualche politico amico per avere una informazione che la legge mette liberamente a disposizione. Il malcostume della politica è anche questo, ovvero lasciare che i cittadini siano costretti a chiedere l’informazione al politico di turno e non al dipendente pubblico. Tutto questo perché un’informazione data da un dipendente pubblico vale meno in termini elettorali di una rilasciata da un politico locale. La politica pertanto, quella più gretta e di basso cabotaggio, custodisce gelosamente determinate informazioni e ciò al fine di costringere il cittadino comune a fare anticamera innanzi l’ufficio del Sindaco o dell’Assessore. Questa trafila porta il politicante a far apparire l’informazione data come un favore personale, quando la legge ne permette la libera circolazione, e di conseguenza a far sentire il cittadino in debito nei confronti del politico “misericordioso”. La clientela in politica passa anche per queste cose ed è per questo che la comunicazione istituzionale non ha ancora un proprio peso specifico. Come farebbe infatti chi non ha idee, visione e prospettiva a prendere voti e rimanere inchiodato alla sua poltrona quando notoriamente è un politicante da strapazzo? Questo è uno dei “trucchetti”, che oltre a gettare fango sull’arte nobile della politica, pone la macchina comunale in una situazione di caos e disorganizzazione, in cui a farne le spese, manco a dirlo, sono gli onesti cittadini. 

La definizione di Clientelismo: Pratica di chi, occupando un posto di potere, favorisce i propri protetti nella distribuzione di risorse cui essi non avrebbero altrimenti titolo.

Il termine deriva dal latino clientes, che nell'antica Roma erano quelle persone che, pur essendo cittadini (godendo quindi dello status libertatis), si trovavano in una situazione socialmente svantaggiata e, quindi, ricorrevano alla protezione di un patronus, una persona di rango più elevato, per riceverne protezione e appoggio. Il cambiamento di significato dipende dal fatto che è mutata la concezione del potere pubblico, che da facoltà essenzialmente legata alle prerogative di una aristocrazia si è trasformato in insieme di regole generali da applicare senza riguardo per la posizione individuale delle persone coinvolte. In epoca moderna il clientelismo si è manifestato sotto due forme principali. Negli stati dell'Ancien Régime, dove prevaleva un sistema di potere fondato sul rapporto personale, la nobiltà, in cambio di prestazioni e servizi economici, rappresentava e difendeva gli interessi dei cittadini presso parlamenti o presso il potere statale centrale. Con il tempo e il lento sviluppo del suffragio universale, questa funzione di rappresentanza e difesa è stata assunta dai notabili locali, caratterizzati spesso non più dal ceto quanto piuttosto dalla potenza economica. Lo sviluppo dei partiti di massa, fondato su una concezione della politica basata sull'idea della rappresentanza di interessi orizzontali, di gruppi o di classi, e quindi avverso alla difesa di interessi locali, ha tuttavia riprodotto il meccanismo clientelare su basi specificamente elettorali, con i professionisti della politica che offrono, in cambio di sostegno e voti, ogni forma di risorsa pubblica cui hanno modo di accedere.


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