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25/11/2008 - Dal Consiglio Generale della CISL di Messina la foto di una città

Notizie

Il Consiglio Generale della Cisl di Messina si è tenuto presso il Salone degli Specchi della Provincia Regionale di Messina. Durante l'incontro sono stati trattati diversi temi caldi di una città allo sfascio quali la vertenza Atm ed il taglio dei fondi ex Fintecna, all’accordo sulla cittadella fieristica, allo scioglimento dell’ ente porto sino al drastico taglio del 50% per la manutenzione delle strade, alla ZFU e il ponte. Spunti anche su risanamento e servizi socialitraghettamento e recupero del waterfront. Riportiamo alcuni passaggi significativi:
 
Niente soldi da buttare nel pozzo – esordisce il segretario generale della Cisl di Messina, Tonino Genovese –. Ci vuole un piano di riorganizzazione su cui chiedere un contributo straordinario - riferendosi all'ATM -. Da 9 giorni senza servizio pubblico, in qualunque altro paese sarebbe scoppiata la rivolta popolare. Qui niente. Il dramma è che domani qualcuno può dire che Messina né può fare a meno”.
 
Sappiamo che la società Ponte sullo stretto non ha predisposto ancora atti sugli espropri - si parla di un approdo a Gazzi - . Solo due righe su un foglio di carta, quindi le somme destinate saranno perse o dirottate meglio allora da subito destinare i 700 milioni previsti verso progetti propedeutici alla realizzazione del corridoio 1, ridisegnando la città con o senza ponte. Per esempio realizzare il nuovo nodo ferroviario di Messina con lo spostamento a sud della stazione ferroviaria".
 
"Il rischio è di arrivare a fine anno o al 31 gennaio - sui servizi sociali - con un altro fronte di guerra sociale. O di mettere in piedi un impianto di incertezza nell’offerta del servizio e di grande rischio occupazionali e di ricatto per i lavoratori”.
 
Intesa  - tra Comune e RFI - verte su due punti focali: la realizzazione di un'unica stazione ferroviaria a sud, e precisamente a Gazzi, e la liberazione di migliaia di metri quadri di aree nella zona sud, a partire dalla zona falcata, da binari e strutture varie presenti, in vista della riqualificazione urbana e della realizzazione della via del mare, in vista della realizzazione del Ponte ma anche a prescindere da esso. Intanto, però possiamo annoverare la dismissione dell’Officina Grandi Riparazioni e a breve l’abbandono di RFI dalla navigazione nello stretto sul trasporto del gommato. Sarebbe l’ennesimo affronto a questa città, come quello del mantenimento degli approdi alla rada S. Francesco. Come Cisl – continua il segretario generale - ci siamo opposti. Riteniamo ci siano le condizioni per liberare la rada, da subito. Lo abbiamo detto, lo abbiamo ribadito, abbiamo votato no in Comitato Portuale. E ancora una volta il fronte trasversale di controllo della città si è compattato ed ha prodotto una ulteriore occupazione per altri tre anni. Rimandando con i fatti ciò che si afferma con le parole. Cioè la riconquista dell’affaccio a mare”.
 
"Messina è una città sul mare,  è dal mare che può venire lo sviluppo. La politica cittadina non riesce a superare il provincialismo, anche quando dispone di giovani talenti, delle loro idee e dei loro progetti. Da mesi giace nei cassetti, per esempio, una idea nuova supportata da studi, programmi e interessi di soggetti nazionali ed internazionali, che si chiama Watercity e attraverso l’offerta di un progetto suggestivo ma organico può costruire il futuro della città attraverso l’uso produttivo dei suoi 60.4 chilometri di costa. Come sempre non si deve inventare nulla. Basta copiare da chi ha già realizzato. Da chi per esempio non si lascia sfuggire la possibilità di costruire opportunità dalle celebrazioni di eventi importanti. Messina, invece, ha bruciato l’evento degli eventi, il centenario del terremoto”.
 
La scelleratezza e il malaffare hanno prodotto una condizione per il Comune di Messina di bancarotta. Un buco che non si riesce neanche a definire. La dichiarazione di dissesto non è, come qualcuno, vuole sostenere un mero problema finanziario. Per le sue pesanti ricadute sulla comunità e sui lavoratori e pensionati è un atto decisamente politico. Lo diciamo con chiarezza: questa città non può permettersi una dichiarazione di dissesto le conseguenze non ci farebbero più riprendere”.
 
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