17 set, 2021

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Curiosità dal Web

1697 sono stati complessivamente i beni d'arte rubati in Sicilia nel 2008 a fronte dei 483 dell'anno 2007. E' quanto emerge dal consuntivo dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale della Sicilia. I dati provengono dalla Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti, costantemente alimentata dai Carabinieri del T.P.C. e che oggi è la più grande memoria informatica del mondo per la tematica oggetto di tutela. In particolare lo scorso anni i furti, complessivamente 63, sono stati compiuti: 2 nei musei; 10 in enti pubblici; 31 nelle chiese e 20 presso privati.

La provincia più 'saccheggiata' dell'Isola è quella di Palermo ben 20 sottrazioni di opere d'arte, seguita da Catania con 19. I carabinieri sottolineano che la statistica mostra un calo dei furti di opere d'arte a danno dei privati, in parte spiegabile anche attraverso la deterrenza costituita dall'intensificarsi delle attività di controllo al mercato, sia quello di tipo tradizionale, esercizi commerciali, fiere e mercatini, sia al nuovo mercato telematico, siti web ecc., nel contempo si evidenzia un sensibile incremento dei furti a danno delle chiese siciliane, nonostante un generale miglioramento dei sistemi di sicurezza e delle procedure di catalogazione informatica dei beni già avviato da tutte le diocesi.

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Il numero delle persone alla ricerca di lavoro è salito a 883 mila unità con un aumento del 12,5%: di riflesso, il tasso di disoccupazione è tornato a crescere passando al 12%, con un aumento di 1,2 punti rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Nel 2009 il Pil nelle regioni del Sud diminuirà dell'1,5% a fronte di un -1% dell'Italia, con un netto rallentamento della domanda interna.
Questa la previsione contenuta nel XVIII Report Sud della Fondazione Curella e del Diste presentato ieri a Palermo.
Secondo l'indagine nel 2008 il Pil nel Mezzogiorno ha fatto registrare una flessione dell'1,3% e per il Centro-Nord dello 0,2%. Nella media dei primi nove mesi del 2008, il numero degli occupati al Sud è risultato di 6 milioni 504 mila unità corrispondenti a un tasso di variazione negativo pari allo 0,1% rispetto all'anno precedente (+1% il dato dell'Italia). "Il Mezzogiorno sta sprofondando - dice il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta -, al Paese questo non interessa e si parla di una supposta questione settentrionale tanto da dirottare le risorse previste per il Sud al Centro-Nord. Il dato positivo sulle esportazioni deve fare riflettere: ci dice, infatti, che il Mezzogiorno si può salvare solo contando sulle proprie forze.

Una previsione sconcertante viene espressa dal presidente del Diste, Alessandro La Monica: "Il quadro che emerge è che per il Mezzogiorno probabilmente ancora il peggio deve arrivare. Gli andamenti e i cicli economici che si registrano nelle regioni dell'area centro settentrionale, interessano il Mezzogiorno con un gap medio di circa un anno, per cui se l'economia italiana è entrata nella fase recessiva nella primavera del 2008 a cui è seguito un brusco peggioramento nel secondo semestre 2008, è prevedibile che il Mezzogiorno deve ancora vivere la fase acuta".

Nel corso del dibattito sono state poste alcune soluzioni ideali per il superamento della crisi e del Gap tra il centro-nord e il Meridione. Il nodo strategico per molti è la riforma della Pubblica Amministrazione e l'adozione di misure anti-crisi specifiche per il Mezzogiorno.
"Il problema primario del Sud Italia è la riforma e l'innovazione della Pubblica Amministrazione, senza le quali sarà quasi impossibile invertire il destino del Meridione", dice Francesco Saverio Coppola direttore dell'SRM (Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno).
Riccardo Padovani, direttore della Svimez sostiene che "il nodo cruciale sarà rendere le politiche anti-crisi coerenti con le specificità del Mezzogiorno e con le politiche regionali di sviluppo che non devono conoscere indebolimento in questa fase di recessione".

Altro punto di vista autorevole da parte di  Vincenzo Fazio, ordinario di Economia Politica dell'Università di Palermo:"Per fare immediati passi avanti bisogna eliminare gli ostacoli che è la Pubblica Amministrazione a porre nella gestione delle risorse e nella gestione del sostegno alle imprese".
E per il professore Mario Centorrino, ordinario di Politica Economica all'Università di Messina, dai dati del Report "emerge l'assoluta necessità che le politiche anti-crisi siano territorializzate e tengano conto delle specificità del Mezzogiorno come la disoccupazione, le aree di povertà e il deficit infrastrutturale".

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Tra i doveri dei coniugi, per la chiesa, rientra quello della procreazione. E dopo una sentenza della cassazione lo stesso vale per lo Stato. Dal punto di vista religioso, nel canone 1084 del vigente Codice di Diritto Canonico si legge: "L'impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell'uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio".  Ma ora le nozze all'interno delle quali la coppia non concepisce figli e si limita ad avere solo rapporti protetti sono da considerare nulle anche per lo Stato. E questo anche se la scelta deriva dalla malattia di un coniuge che potrebbe mettere a rischio la salute della madre e del nascituro. E' quanto afferma la Corte di Cassazione nella sentenza n. 814/2009.

I protagonisti della vicenda sono Elisabetta T. e Fabio N., una coppia che al momento delle nozze aveva concordato di avere rapporti sessuali protetti per il fatto che l’uomo era affetto dalla sindrome di Reiter, una grave malattia trasmissibile con i rapporti sessuali sia alla moglie sia all'eventuale feto. Siamo nel 1992. Sette anni dopo la loro unione giunge al capolinea e il matrimonio tra i due viene annullato dal Tribunale ecclesiastico del Lazio. Sentenza che viene ratificata dalla Sacra Rota nel 2003. Contro questa decisione, convalidata anche dalla Corte d'Appello di Roma nel febbraio 2005, Elisabetta T. fa ricorso in Cassazione sostenendo che l'annullamento delle nozze da parte dello Stato italiano si poneva in contrasto "con il diritto alla salute garantito dall'art. 32 della Costituzione", e chiedendo inoltre un assegno mensile di mantenimento di oltre 500 euro. Ma la Cassazione ha respinto il ricorso, dando vita ad accese polemiche e ribadendo che le nozze sono nulle anche per lo Stato.

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I conti dormienti serviranno per finanziare la social card e l'Alitalia. Se non movimenti il tuo conto, dopo dieci anni, arriva il principe azzurro a risvegliarlo, trasferito nelle casse dello Stato. E' un esproprio legalizzato.

Il numero dei conti dormienti alla fine dello scorso novembre era di 1.071.590, pari a circa 800 milioni di euro e la Banca d'Italia ha usato l'espressione "economia di guerra". Questo Stato mette le mani nelle tasche degli italiani con trucchi miserabili come i conti dormienti. Era successo anche con il governo Amato e il prelievo forzoso sui conti correnti, ma ora è peggio perchè si colpiscono i più deboli, i più fiduciosi in questa cloaca di Stato. Gli anziani e gli emigrati italiani in Canada, in Australia, in Brasile che non conoscono il decreto o non sono in grado di informarsi o di essere informati. Che non sanno che i loro soldi scompariranno se non sono movimentati. E vale per ogni tipo di deposito:
- deposito di somme di denaro, effettuato presso l'intermediario con l'obbligo di rimborso
- deposito di strumenti finanziari in custodia ed amministrazione
- contratti di assicurazione di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, in tutti i casi in cuil'assicuratore si impegna al pagamento di una rendita o di un capitale al beneficiario ad una data prefissata.

 
La banca dovrebbe inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno per avvisare la persona che i suoi soldi saranno prelevati dal Tesoro. A me risulta che non sia tenuta a farla per tutti i tipi di deposito. Il Tesoro mi smentisca se sbaglio. Se avete dei conoscenti all'estero o persone anziane verificate se hanno un conto dormiente con il motore di ricerca del ministero e avvertitele subito. In teoria per dieci anni dall'esproprio si possono richiedere i soldi indietro al Tesoro.  L'esproprio di Stato non si applica per i depositi sotto i cento euro, per ora..., ma domani avranno bisogno anche degli spiccioli. Nel Medio Evo i ladri si chiamavano ladri, le gabelle si chiamavano gabelle e non decreti legge. Questo Governo non mette le mani nelle tasche degli italiani, si rivolge direttamente alla loro banca. Avvertite i vostri conoscenti e parenti all'estero e le persone anziane che conoscete. Non lasciate che gli freghino così i loro risparmi.

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