26 feb, 2024

MailFacebookrss twitterYoutube

Curiosità dal Web

Colletti bianchi 2 è denominata l'inchiesta della procura di Patti su un giro di falsi incidenti stradali per truffare le compagnie assicurative. Tra gli indagati, anche l'ex comandante dei carabinieri di Galati Mamertino, Antonio Zurdi, ed un medico di Sant'Agata Militello.

I fatti risalgono ad un periodo compreso tra il 2003 ed il 2006. Secondo la Procura, l'ex maresciallo Zurdi, agendo con abuso di poteri ed in violazione dei doveri inerenti il suo ruolo di Carabiniere, avrebbe predisposto una serie di false relazioni di servizio attestando incidenti mai avvenuti.

Carlo Raffa, invece, avrebbe fornito il proprio apporto di esperto nel settore selezionando la compagnie assicurative da truffare e mantenendo i contatti con medici compiacenti per il rilascio della necessaria documentazione sanitaria. In qualche caso gli indagati spacciavano come incidenti stradali alcuni infortuni subiti sul lavoro o comunque autonomamente, e poi presentavano denuncia alla caserma di Galati Mamertino dove si provvedeva a predisporre falsi verbali grazie ai quali ottenere rimborsi RC Auto. Le truffe vennero alla luce grazie ad una serie di informative redatte dal comando provinciale dei Carabinieri e dal Nucleo Operativo di Sant'Agata Militello e ad una serie di intercettazioni telefoniche.

L'accusa di associazione per delinquere è stata contestata ai quattro principali indagati, mentre alle altre 28 persone si contesta la denuncia di sinistro stradale inesistente.

{mosgoogle center}

 

 

Notizie

22/03/2007 - I carabinieri stanno eseguendo decine di arresti nelle province di Messina, Catania ed Enna nell'ambito di una inchiesta che riguarda mafia e appalti. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del tribunale di Messina su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. L'operazione, denominata "Montagna", colpisce in particolare esponenti delle famiglie mafiose di Mistretta e Tortorici, due centri del messinese. Per gli investigatori le famiglie mafiose avevano monopolizzato il settore degli appalti pubblici nella fascia tirrenica, attraverso un cartello di imprenditori organici o contigui a Cosa nostra.Tra i lavori che le cosche hanno "controllato", vi è quella della metanizzazione dei principali comuni della provincia. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni e danneggiamenti. I provvedimenti cautelari firmati dal Gip del Tribunale di Messina sono 39 e riguardano presunti mafiosi del Messinese ed imprenditori. Sono decine invece gli avvisi di garanzia notificati stamani dai carabinieri del Ros che hanno condotto l'inchiesta. L'indagine, denominata "Montagna", ha preso il via due anni fa in seguito ad accertamenti che gli investigatori svolgevano sulla famiglia mafiosa di  Sebastiano Rampulla di Mistretta. Sono ancora in corso perquisizioni in varie zone della Sicilia. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Luigi Croce e dal sostituto Accardi.

{mosgoogle center} 

Notizie

09/05/2007 - Gli elementi per la più classica delle tangentopoli siciliane ci sono tutti: un collaboratore di giustizia, la speculazione edilizia sulle colline e un apparato politico-amministrativo compiacente. Così Messina ha «riscoperto» l'illegalità con l'inchiesta Oro Grigio condotta dagli agenti della Mobile dei pubblici ministeri Giuseppe Farinella e Angelo Cavallo: 9 su 14 indagati, le persone finite in carcere per le tangenti intascate e offerte per ottenere la variante urbanistica che ha portato alla realizzazione del complesso abitativo «Green Park» sul torrente Trapani di Messina.

In carcere nomi di spicco della politica e non. Umberto Bonanno, già ex presidente del consiglio comunale nato «politicamente» con il garofano e fedelissimo dell'ex viceministro nel governo Berlusconi, Nanni Ricevuto, entrambi oggi in Forza Italia. Giuseppe Fortino, l'avvocato che avrebbe avuto il «compito di individuare le operazioni immobiliari di rilevante valore da compiersi nella città», mediando con politici e funzionari pubblici incaricati a vario titolo di «condizionare» gli iter amministrativi. Antonino Ponzio, funzionario addetto alle politiche del territorio del comune di Messina, Antonio Gierotto, funzionario amministrativo della facoltà di scienze della formazione all'Università di Messina. Questi sarebbero stati al vertice del «gruppo di potere» che organizzava consulenze tecniche e legali, compravendite di immobili, individuava i gruppi imprenditoriali che avrebbero dovuto realizzare le lottizzazioni immobiliari. Nell'operazione Oro Grigio, inoltre, sono finiti in manette anche gli imprenditori Giovanni e Salvatore Arlotta, rappresentanti della Ar.Ge.Mo srl, società che sta curando insieme alla Samm Costruzioni srl la realizzazione del complesso abitativo «Green Park». Di quest'ultima società fanno parte gli altri tre arrestati, a cui sono stati concessi i domiciliari, Santi e Giovanni Magazzù e Antonino Smedile.

Il gip Mariangela Nastasi non ha concesso la custodia cautelare per tre funzionari regionali dell'assessorato al Territorio e Ambiente (Rosa Anna Liggio, Giuseppe Giacalone - già presidente del comitato regionale per l'Urbanistica all'epoca dell'esame del Prg di Messina - e Cesare Antonino Capitti). I tre sarebbero stati l'altro terminale nella pubblica amministrazione regionale incaricati di accelerare i tempi di approvazione dei progetti autorizzativi. Tra gli indagati ci sono anche altri due funzionari comunali di Messina, Manlio Minutoli, direttore del dipartimento politiche del territorio del Municipio, che ha ammesso di aver ricevuto pressioni sia da Bonanno che da Fortino, e Raffaele Cucinotta, direttore della sezione Prg di Palazzo Zanca. A svelare i retroscena dell'«affaire Green Park», che prevedeva una tangente complessiva di un milione e 550 mila euro da spartire tra i vari protagonisti e la cessione di vari appartamenti in fase di costruzione, con la sottoscrizione dei relativi contratti preliminari, è stato Antonino Giuliano, il «pentito alfa», un imprenditore edile vittima degli usurai che dal dicembre del 2004 collabora con la giustizia ed ha contribuito significativamente all'inchiesta madre della Procura della Repubblica sul piano regolatore generale della città. L'indagine madre da cui discende lo stralcio dell'operazione Oro grigio, che già nello scorso mese di settembre aveva prodotto una lista di indagati che contava almeno una settantina di personalità anche illustri. Fra cui lo stesso sindaco di Messina, esponente della Margherita Francantonio Genovese, scivolato nell'inchiesta per un presunto interessamento nella ricerca di voti in una tornata elettorale in cui non figurava neppure come candidato. O lo stesso governatore della Regione, Totò Cuffaro di cui il «pentito alfa» avrebbe parlato in quanto «interessato» insieme all'imprenditore della sanità Michele Aiello negli affari per la realizzazione di cliniche mediche nella zona nord della città. Aspetti dell'inchiesta che, come ha assicurato il procuratore capo di Messina Luigi Croce, non solo non hanno nulla a che fare con l'operazione Oro grigio ma che in alcuni casi (come per Cuffaro) sarebbero anche in una fase conclusiva senza rilievi penali.
{mosgoogle center}

Notizie

31/10/2006 - Ventitrè arresti a Messina contro i clan della criminalità organizzata dei quartieri Mangialupi e Maregrosso. L'operazione denominata "Nemesi", coordinata dal procuratore Luigi Croce, è scattata dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Delle ventitrè persone incarcerate dalla Dda e dalla Squadra Mobile della Questura di Messina, diciannove si trovano ora in carcere, mentre quattro ai domiciliari. I provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal gip Alfredo Sicuro su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Verzura.

Lungo l'elenco delle accuse: associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, rapine e tentati omicidi verificatisi a Messina tra il 2000 ed il 2004.

Promotori ed organizzatori del clan Mangialupi i pregiudicati Benedetto Aspri, Giuseppe Trischitta e Rosario Grillo. Affiliati al clan Giuseppe Arena e Valentino Rizzo, mentre Rosario Tomarchio è accusato di concorso esterno. Quest'ultimo, titolare di un negozio di telefonia, avrebbe fornito, secondo la polizia, le schede telefoniche intestate ad altre persone per ostacolare le indagini della Squadra mobile.

Un colpo decisivo verso il suo smantellamento si ebbe quando uno dei principali esponenti, Salvatore Surace, passò a collaborare con la giustizia nella seconda metà degli anni '90. Nell'ordinanza di custodia cautelare i magistrati contestano agli arrestati quattro tentati omicidi a Messina tra il 2000 e il 2004. Uno dei tentati delitti registrò il fermo dell'assassino dopo le indicazioni di un testimone oculare. Il teste in sede di incidente probatorio non confermò il riconoscimento e Giovanni Lodduca, destinatario oggi della custodia cautelare, fu rilasciato. Per gli investigatori il testimone subì pressioni per ritrattare.

{mosgoogle center}

Notizie

Altri articoli...

Pagina 8 di 95

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento potresti acconsentire all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggi l'informativa --> approfondisci
.

To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information