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Leonardo Vitale nacque a Palermo il 27 giugno 1941 e nel 1960 entrò a far parte della famiglia di Altarello di
Baida, comandata dallo zio. Arrestato il 17 agosto 1972 con l'accusa di aver partecipato al sequestro dell'ingegner
Cassina, venne scarcerato per insufficienza di prove il 30 marzo 1973.
Perseguitato da furori mistici e dal rimorso di coscienza, si recò spontaneamente dai giudici ai quali
confessò di far parte di una potente associazione criminale: Cosa
Nostra.
La stessa spontaneità di rivelazioni così scottanti, per certi versi
allora incredibili, venne valutata come indice di pazzia e pertanto
Vitale,
dopo essere stato sottoposto a numerose perizie psichiatriche, fu rinchiuso per dieci anni nel manicomio giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.
Sul
merito delle sue rivelazioni non venne mai avviata alcuna indagine. Una
conferma indiretta della loro veridicità si ebbe invece il 2 dicembre
1984. Solamente due mesi dopo essere tornato in libertà, all'uscita
dalla messa domenicale,
il primo pentito della storia della mafia venne
ucciso. Il suo omicidio doveva costituire un monito per quei mafiosi che, come
Buscetta e Contorno,
stavano in quei mesi collaborando con la magistratura palermitana. A
molti anni di distanza i collaboratori di giustizia più importanti
confermarono le sue accuse.
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