22 ott, 2018

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I maxi blitz a Messina. Operazione Scinardo

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17/10/2007 - Un impero costituito da centinaia di appezzamenti di terreno sparsi fra le province di Messina e Catania, ma anche aziende agricole e vinicole e poi edifici e imprese, è finito sotto sequestro su ordine dei giudici del tribunale di Catania.

Metteva a disposizione delle cosche mafiose messinesi i propri beni per offrire rifugio a latitanti e locali in cui i boss effettuavano riunioni. Un impero costituito da centinaia di appezzamenti di terreno sparsi fra le province di Messina e Catania, ma anche aziende agricole e vinicole e poi edifici e imprese, è finito sotto sequestro su ordine dei giudici del tribunale di Catania. Si tratta di beni per un valore complessivo di oltre 300 milioni di euro, uno dei più grossi sequestri patrimoniali nell’ambito di inchieste sulla mafia. L’indagine è della Direzione investigativa antimafia, e riguarda l’imprenditore Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni, originario di Capizzi (Messina), accusato di associazione mafiosa e di far parte della cosca dei Rampulla di Mistretta. Il sequestro fa riferimento anche a beni intestati alla moglie Nellina Letizia Deni e al fratello Salvatore Scinardo.

Tra i beni sequestrati c’é anche il fondo Malaricotta che un tempo appartenne al cavaliere del lavoro catanese Gaetano Graci. E dal nome di questo appezzamento di terra prende il nome l’operazione della Dia la cui inchiesta è stata coordinata dalla Dda di Messina e Catania. “Dall’acquisto di questo appezzamento di terreno - ha detto il procuratore di Catania d’Agata - si capisce come purtroppo, alla spoliazione del bene effettuata ad un mafioso subentri un altro mafioso”. Tra le società sequestrate anche una per la produzione alternativa di energia con impianti eolici, che stava per essere acquisita da una società francese per 40 milioni di euro. L’operazione, illustrata stamani dai procuratori della Repubblica di Messina e Catania Vincenzo D’Agata e Guido Lo Forte e da funzionari della Dia, è frutto di una sinergia tra le due autorità giudiziarie.

Lo Forte ha definito “lo stretto rapporto di collaborazione tra le due Procure un efficace modo di contrapporre una organizzazione adeguata alle realtà criminali della Sicilia Orientale”. Scinardo è stato rinviato a giudizio nell’ambito del procedimento penale scaturito dall’operazione denominata ‘Montagna’. Gli investigatori ritengono che Scinardo dal 1992 ad oggi ha dichiarato un reddito annuo di 20 milioni di euro a fronte di investimenti di parecchi miliardi. Nel luglio del 2007, in occasione di un sequestro di beni, l’imprenditore avrebbe inoltre chiuso conti bancari emettendo assegni per 680 mila euro. Alla Dia risultano anche movimenti di denaro tra l’Italia e il Lussemburgo.

Durante una perquisizione è stata trovata la copia di una richiesta fatta dalla Dia alla Regione in cui si chiedeva di quali contributi avesse beneficiato l’imprenditore. D’Agata ha definito il fatto “inquietante e preoccupante” aggiungendo che esso “può essere indicativo della capacità di infiltrazione nelle istituzioni, specie regionali, da parte della mafia”.

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