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14/04/2008 - Quindici
arresti, trenta persone indagate, ventisette perquisizioni domiciliari
e oltre cento carabinieri impegnati. Sono questi i numeri
dell’operazione “Vivaio” condotta dai comandi provinciali di Messina,
Catania e Ancona e dai militari del Ros. L’operazione ha scardinato i cosiddetti mazzarroti della famiglia mafiosa di Barcellona.
Il clan sarebbe infiltrato negli appalti pubblici e particolarmente
incisivi nel controllo delle attività economiche del territorio.
Le
investigazioni sono partite nel 2006 e hanno preso spunto dallo scontro
al vertice tutto interno tra Tindaro Calabrese e Carmelo Bisognano.
Quest’ultimo storico capo dei mazzarroti era in carcere da novembredel
2003. All’inizio Calabrese lo aveva estromesso dalle attività illecite
e, grazie anche all’appoggio di Carmelo Salvatore Trifirò, si era
imposto nel controllo di numerosi appalti. Su tutti spicca quello sui
lavori di ripristino della galleria Valdina sulla tratta ferroviaria ed
autostradale Messina-Palermo. Tra gli appalti controllati dal gruppo
criminale anche quello della metanizzazione e della messa in opera di
fibre ottiche in vari comuni peloritani, e ciò attraverso
l’accaparramento delle attività di movimento terra e delle forniture di
inerti e conglomerati cementizi. Il clan, inoltre, prestava particolare
attenzione a tutto l’indotto relativo alla gestione
delle discariche di Mazzarrà S. Andrea e Tripi, dove convergono i
rifiuti solidi urbani e speciali dell’intera provincia di Messina.
E’ stato accertato che le forniture e il movimento terra per la copertura
dei rifiuti erano affidate da oltre un decennio ad imprenditori legati
prima a Carmelo Bisognano, poi a Tindaro Calabrese, acuendo così i
contrasti tra le due frange culminate con l’omicidio Rottino.
Insomma,
si era creata una gestione monopolistica dello smaltimento dei rifiuti
speciali derivanti dalla lavorazione degli agrumi, il cosiddetto
“pastazzo” che, invece, di essere smaltito veniva riversato su aree
demaniali o addirittura venduto come fertilizzante.
Le
indagini al momento non possono ancora considerarsi concluse visto che
nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti documenti
particolarmente utili agli investigatori. Tra gli indagati, ci sono
anche alcuni amministratori pubblici coinvolti in quanto titolari
d’impresa.
Con
l’operazione vivaio è stato inflitto un duro colpo ad uno dei sodalizi
criminali più pericolosi della provincia tirrenica e nebroidea, che
ormai da tempo controllava numerose attività economiche.
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