17 gen, 2018

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I maxi blitz a Messina. Operazione Zaera

Notizie

22/09/2008 - L’operazione “zaera” della Dda ha portato alla luce, oltre che gli affari di un potente clan criminale, una serie di gravi omissioni e di condizionamenti. Ferlisi: «Niente “disattenzioni” da parte dei vigili urbani». L’assessore Puglisi convoca per oggi un vertice

L’operazione “Zaera”, che ha portato all’arresto dei componenti del clan Vadalà, sembra aver squarciato la coltre di silenzio che ammanta le vicende non solo dell’ex “San Paolino”, ma di tutti i mercati cittadini. L’inchiesta del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera (e il conseguente provvedimento del Gip Giovanni De Marco), ha portato alla luce una serie di fenomeni criminali attraverso i quali una potente e pericolosa cosca mafiosa aveva conseguito il pieno controllo del territorio tra Camaro e il centro città. I fatti riguardano usura, estorsioni, ricettazione, detenzione di armi, truffe assicurative, tutti episodi di grande rilevanza ai fini dell’indagine, ma è evidente che lo sguardo degli inquirenti e dell’opinione pubblica non poteva non indirizzarsi soprattutto verso quanto accadeva all’interno del mercato Zaera, area di proprietà comunale diventata dominio di una “famiglia” e dei suoi accoliti.

Nell’ordinanza del Gip, si legge testualmente: «La gestione dell’area compete al Comune di Messina che provvede a rilasciare le licenze ai commercianti per l’occupazione dei relativi stalli. Lo stesso Comune dovrebbe provvedere anche al controllo e alla manutenzione. Tuttavia, come risulta dalle dichiarazioni dei funzionari del Comune e degli stessi commercianti, di fatto i dipendenti comunali non svolgono nè attività di vigilanza nè di occupano dell’apertura e della chiusura dei cancelli. Nessuno dei testi escussi ha spiegato le ragioni di tale “assenza” rinviando esclusivamente a una sorta di autogestione da parte dei commercianti; sta di fatto che quest’area del territorio è apparsa sottratta alla legalità».

Il gruppo familiare dei Vadalà, secondo quanto risulta dall’inchiesta, avrebbe operato – addirittura a partire dal 1996 – una sistematica forma di estorsione ai danni dei commercianti del mercato e il Comune si sarebbe, «per indolenza o per soggezione» totalmente disintessato di quell’area, non occupandosi della regolamentazione, della vigilanza e delle opere illegali realizzate all’interno.

Il quadro che emerge è inquietante e per fare chiarezza, almeno dal punto di vista amministrativo, l’assessore al Commercio Pinuccio Puglisi – in carica, va detto, solo da tre mesi – ha convocato per stamane un vertice con dirigenti, funzionari e responsabili degli organi di repressione, di vigilanza e di controllo.

A questo proposito, il comandante della polizia municipale Calogero Ferlisi ieri mattina, pur essendo giornata festiva, ha consegnato alla Procura una relazione dettagliata con tutti gli atti prodotti in questi ultimi anni dai vigili urbani. «Solo per il mercato Zaera – afferma Ferlisi – vi sono state 76 notizie di reato per occupazioni abusive, superfetazioni e altre illegalità; centinaia gli interventi nel quadro delle attività repressive da parte della polizia annonaria e per carenze igienico-sanitarie; migliaia le multe elevate per mezzi parcheggiati indebitamente davanti all’area di ponte Zaera e per spostamento delle barriere “new jersey”». Ferlisi non ci sta a passare tra i “capri espiatori”: «Quello che dovevamo fare, per le nostre competenze e tenendo conto dell’esiguità dell’organico, lo abbiamo fatto, senza reticenze nè omissioni nè connivenze».

Certo, che quello dei mercati sia stato, e sia ancora, una sorta di “mondo a parte”, un “far west” dove a dettare le regole non sono gli “sceriffi” ma i “banditi”, è difficile negarlo. Se si vuole compiere un’analisi seria, sul piano politico-amministrativo, bisogna evitare il rischio di cadere in una vuota e generica demagogia. Il Comune non è un’entità indistinta, vi sono uomini in carne e ossa, delimitazione di compiti e precise responsabilità nei singoli settori. Si vada fino in fondo ad accertare eventuali complicità, “protezioni” politiche o “disattenzioni”, senza sparare nel mucchio, ma con estremo rigore.

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