24 apr, 2018

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venezianLargo era il numero dei giovani triestini che si recavano a compiere gli studi universitari nel Regno d'Italia, con preferenza per le Università di Padova e Bologna, per gli studi giuridici, e Firenze per quelli letterari. In quest’ultima sede, un gruppo di giovani particolarmente attivo, tra i quali primeggiavano Slataper e i fratelli Stuparich, entrato in contatto con il movimento letterario che faceva capo alla rivista La Voce, ebbe un ruolo fondamentale di collegamento tra la cultura triestina e quella nazionale. I primi due quaderni de La Voce, editi nel 1910, furono opera di Ferdinando Pasini, trentino di nascita e poi professore a Trieste, intitolata La Università italiana a Trieste. Tra i giuristi emerge con valore emblematico la figura di Giacomo Venezian, nato a Trieste nel 1861 in famiglia di antiche tradizioni patriottiche, nipote di un caduto nella difesa della Repubblica Romana e cugino di Felice Venezian, il maggior esponente politico del movimento liberal-nazionale a Trieste. Giacomo Venezian fu attivo fin dai più giovani anni nel movimento irredentista; arrestato, incarcerato per nove mesi, poi processato e prosciolto, si recò in Italia per seguire gli studi di giurisprudenza a Bologna e ivi laurearsi. Intrapresa la carriera universitaria, fu professore incaricato a Camerino, quindi titolare di cattedra a Messina e poi a Bologna per il diritto civile, dando fondamentali contributi alla disciplina con le opere sull'usufrutto e la causa dei contratti. Sempre animato da passione politica e civile irredentista fu tra i fondatori della Dante Alighieri, consigliere comunale a Bologna. All'atto dell'intervento del1'Italia nel primo conflitto mondiale, chiese e ottenne di essere assegnato in servizio attivo al fronte e trovò morte eroica alla guida del suo reparto nell'assalto di posizioni austriache a Castelnuovo nel Carso i1 20 novembre 1915. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d'oro al valor militare.

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tommaso cannizaroFu un patriota, un garibaldino sostenitore convinto di quell'Unità d'Italia che, con l'annessione della Sicilia al Piemonte, era divenuta realtà. 

Il grande erudito e poeta messinese fu un abile traduttore e critico, la sua fama è legata al fatto di avere composto versi non solo in italiano ma anche in francese e in dialetto siciliano riuscendo a riprodurre la musicalità della poesia romantica francese.

Ancora giovane, il letterato messinese fu uno stimato traduttore di opere straniere, tra queste è da citare la traduzione del poema nazionale spagnolo "El Cid" e la traduzione del romanzo di Victor Hugo "Le Orientali". A tale proposito occorre ricordare la grande amicizia che legava il giovane poeta messinese a Victor Hugo che aveva sessantuno anni all'epoca della frequentazione di Cannizzaro presso la famiglia del grande drammaturgo. 

Un giorno Hugo, passeggiando con il giovane amico messinese, appoggiandosi al suo braccio, ebbe modo di dire: "Je m'appuis sur votre jeunesse".

Le opere di maggior rilievo di Tommaso Cannizzaro sono: 

"Ore segrete" - 1862; "In solitudine" - 1876; "Cianfrusaglie" - 1884; "Tramonti" - 1892; "Gouttes d'ame"  - 1892; "Quies" - 1896; "Vox rerum" - 1900.

Tra il 1903 e il 1908 pubblicò alcuni scritti di critica letteraria e storica e nel 1904 la traduzione della "Divina Commedia".

A Tommaso Cannizzaro sono intitolate una Via del centro cittadino e la Biblioteca comunale dove è conservato un epistolario sulla sua corrispondenza, numerosi manoscritti, versi ed altre opere rimaste inedite.

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giovanni PascoliNel 1898, In gennaio, Giovanni Pascoli si trasferisce a Messina con la sorella Maria e Gulì. La Sicilia, così remota dai luoghi famigliari, fomenta l'immaginazione e il ricordo. Compone proprio qui alcune poesie che andranno a far parte dei Canti di Castelvecchio. A Messina, presso l'Accademia Peloritana, commemora il latinista Diego Vitrioli (nel 1845 aveva vinto la medaglia d'oro nei certamina hoeufftiana) con il discorso Un poeta di lingua morta. Ma nel complesso conduce una vita ritirata che compensa con le varie frequentazioni di Castelvecchio, Barga e Lucca durante i mesi estivi. Oltre ai vicini di casa, i Caproni, gli Arrighi e i Mere, stringe amicizia con il giovane umanista Manara Valgimigli, il bibliotecario Gabriele Briganti e l'intraprendente Alfredo Caselli, proprietario di pasticceria e drogheria nella lucchese via Fillungo. Riceve una lettera di Filippo Tommaso Marinetti: il Futurismo trae incentivo dalla sperimentazione linguistica pascoliana. Alla fine dell'anno è di nuovo a Messina dove si ammala di tifo.

Nel 1901 pubblica una nuova antologia di letture per le scuole, Fior da fiore. Commemora a Messina i vent'anni della morte di Garibaldi (2 giugno) con un discorso: Garibaldi avanti la nuova generazione. Il tono è quello di un collaudato maestro di vita, che predica ideali umanitari, prolungamento decantato del socialismo giovanile. Esce da Muglia il terzo volume dantesco, La mirabile visione. Abbozzo di una storia della Divina Commedia.

Nel 1902 gli amici barghigiani (il senatore Mordini in testa) conducono le trattative per l'acquisto della casa di Castelvecchio. In marzo torna da Messina per prenderne possesso, ma è angosciato dagli Arrighi, i vicini con i quali, nell'ultimo anno, sono sorte controversie si allontana dalla città….

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uberto boninoMaria Sofia PulejoNel 1972, Uberto Bonino e Maria Sofia Pulejo decisero di istituire una Fondazione che attraverso delle borse di studio consentisse ai giovani laureati in Medicina e Giurisprudenza di frequentare stage di perfezionamento entrambi erano convinti di poter coniugare l'efficienza del settore privato con le finalità "sociali" dell'impresa. La redistribuzione "mirata" dei profitti nel campo della cultura e della qualificazione professionale, era, infatti, secondo loro il modo migliore per stimolare la crescita della società meridionale. Bonino in particolare sapeva fondere la mentalità del settentrionale con la tenacia tipica della nostra terra. Egli, infatti, nato a La Spezia il 13 marzo 1901 da Teofilo e Luisa Vignolo Koller (un suo bisnonno fu presidente del primo Senato del Regno d'Italia), si trasferì a Messina dove il padre era stato destinato come ammiraglio. Manifestò sin dalla giovane età una notevole capacità manageriale che lo portò in pochi anni a diventare (1927) amministratore delegato della Molini Gazzi Spa. Collaborando con il suocero, Gian Silvestro Pulejo, egli contribuì in misura considerevole al potenziamento degl'impianti e all'estensione della rete distributiva. In seguito (1939) divenne presidente della Banca di Messina. Nell'immediato dopoguerra coordinò la ricostruzione degli stabilimenti, distrutti completamente dai bombardamenti angloamericani e decise subito dopo d'intraprendere la carriera politica militando nel Partito liberale. Eletto deputato all'Assemblea costituente, contribuì attivamente a porre le basi giuridiche della nuova Repubblica e venne confermato nel 1948 alla Camera. Le vicende politiche dell'epoca lo indussero, nelle elezioni del 1953, a scegliere il Partito monarchico: fu un'altra lusinghiera affermazione. Nel frattempo aveva già fondato (aprile 1952) la "Gazzetta del Sud", quotidiano destinato a divenire in breve tempo leader nell'area siculo-calabra. Il giornale divenne uno strumento importante per le affermazioni degl'ideali ispirati alla tolleranza democratica e al libero mercato propri di Bonino.

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nino calarcoNino Calarco dal 1968 ai giorni nostri initerrottamente direttore della Gazzetta del Sud. Dal 1979 al 1983 senatore della Repubblica e componente della commissione per la loggia P2. Dal 1987 presidente della società Stretto di Messina. Per circa 20 anni si è occupato della progettazione della "grande opera" spendendo oltre 150 miliardi. Nel 2002 si dimette per fare posto a Zamberletti e Ciucci. Subito dopo gli sarà conferito l'incarico di presidente ad honorem della Stretto di Messina spa.

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