23 lug, 2018

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leone IILeone II, Papa dall'agosto 682 al luglio 683, era siciliano di nascita, e successe a Agatone. Agatone era stato rappresentato al sesto concilio ecumenico (quello di Costantinopoli del 680), dove venne posto l'anatema su Papa Onorio I per la sua posizione nella controversia Monotelita, come favoreggiatore dell'eresia; e l'unico fatto di interesse storico del pontificato di Leone fu che scrisse più di una volta in approvazione della decisione del concilio e in condanna di Onorio, che egli considerava come uno che "profana proditione immaculatem fidem subvertare conatus est". Per il peso che hanno sulla questione dell'infallibilità papale, queste parole hanno provocato considerevole attenzione e dibattito, e si dà importanza al fatto che nel testo in greco della lettera all'imperatore, in cui compare la frase di cui sopra, viene usata la più lieve espressione "subverti permisit" al posto di "subvertare conatus est".

Fu durante il pontificato di Leone che la dipendenza della sede di Ravenna da quella di Roma venne stabilita definitivamente per editto imperiale.

La sua memoria liturgica ricorre il 3 luglio

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francantonioFrancantonio Genovese (Messina 24 dicembre 1968) è un avvocato ed un uomo politico italiano.

Laureatosi in giurisprudenza nel 1993, svolse per anni la professione di avvocato. Figlio del Sen. Luigi Genovese e nipote del pluriministro On. Nino Gullotti entrambi della Democrazia Cristiana, Francantonio Genovese presto si avvicinò alla politica e già a diciotto anni si iscrisse alla Democrazia Cristiana, e più precisamente nel Movimento Giovanile della DC di cui sarebbe stato presidente per pochi giorni fino al 18 gennaio1994, allorchè lo Scudo Crociato si trasformò in Partito Popolare Italiano, a cui aderì.

Attivo anche nel campo imprenditoriale (è azionista e dirigente della società di traghetti guidata da Pietro Franza, presidente del Football Club Messina Peloro) nel 2001 si candidò sia come deputato nazionale (perdendo) sia come deputato regionale, stavolta ottenendo il seggio grazie a 13.832 preferenze. Nel 2002 è diventato vice-segretario regionale dela Margherita in Sicilia, mentre nel 2003 è entrato nella direzione nazionale del partito di Francesco Rutelli.

Nel 2005, come rappresentante del'Unione, si candida a sindaco di Messina: al primo turno ottiene il 45,79% mentre al ballottaggio trionfa con il 54,56% dei consensi.

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Il poeta e letterato Felice Bisazza nacque a Messina nel 1809.

Iniziò gli studi nel Collegio Carolino, oggi Dante Alighieri. Sin  dai primi insegnamenti letterari, egli dette chiari segni di quel genio poetico che tanta reputazione gli avrebbe procurato non solo in Sicilia ma anche nel resto d'Italia.

Pubblicò giovanissimo, appena ventenne, il suo primo volume di versi intitolato Saggi Poetici che suscitò tanta ammirazione e venne giudicato in modo estremamente positivo da alcuni affermati letterati dell'epoca quali l'Arici, il Bette, il Giordani e il Botta.

Altre opere di rilievo sono: le Leggende ed Ispirazioni, la Morte di Abele, i discorsi sulla Letteratura poetica, Romanticismo, sulla Dignità poetica, e il libro Fede e Dolore.

Tutte queste opere gli valsero il titolo di professore di Letteratura Italiana nell'Ateneo messinese.

Nel 1867 la peste imperversava a Messina, gli amici sollecitavano Felice Bisazza a lasciare la città, il poeta così rispondeva: "Dovunque io mi rifugga, la spada di Dio mi raggiungerà se Egli vuole colpirmi e, se vuole colpirmi, ciò non può essere un male, perché Dio è un bene!".

Il suo fatalismo non gli giovò certo, il morbo lo attaccò con violenza e, non volendo egli ricorrere alle cure di medici né alla somministrazione di farmaci, con il solo ricorso alle preghiere, morì tra atroci sofferenze il 30 agosto 1867.

A lui sono oggi intitolati l'Istituto Magistrale di Via Catania e una via del centro cittadino.

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jaciIl grande scienziato nacque a Napoli nel 1739, da padre napoletano e madre messinese Flavia Ferrara.

Rimase orfano in giovanissima età e fu accolto a Messina dallo zio materno Annibale che lo fece studiare, lo mantenne anche all'Università dove studiò filosofia e scienze naturali. La grande passione per le scienze matematiche lo portò a laurearsi giovanissimo  in matematica, fisica e medicina. 

Nel 1783 ottenne la cattedra di filosofia e matematica nel Seminario Arcivescovile a Messina. 

Nel 1802 costruì la meridiana della navata centrale della Cattedrale di Messina, oggi, purtroppo, non più esistente.

Il terremoto la rese non più funzionante e, poi, le bombe incendiarie della guerra del 1943 la distruggeranno completamente.
L'istituto Tecnico Commerciale in Via Cesare Battisti porta il suo nome da ben 126 anni.

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la farinaGiuseppe La Farina nacque a Messina nel 1815, si laureò in legge nel 1835, fu redattore dello Spettatore Zancleo e partecipò al movimento insurrezionale antiborbonico del 1837.

Più volte, per le sue idee, fu costretto all'esilio prima in Toscana a Firenze, poi a Roma. Tornato a Messina  nel 1838 grazie ad un'amnistia dovette ripartire nel 1841, si stabilì a Firenze dove pubblicò numerose opere storiche e di orientamento neo ghibellino: l'Italia nei suoi monumenti, ricordanze e costumi - 1842; Studi storici del sec. XIII - 1842; Storia d'Italia narrata dal popolo italiano - 1846.

Diresse il quotidiano democratico l'Alba nel 1847-1848. Fece ritorno in Sicilia nel 1848 dopo lo scoppio della rivoluzione del 12 gennaio, fu eletto deputato alla camera, andò in missione diplomatica al campo di Carlo Alberto a Valeggio sul Mincio, fu ministro dell'istruzione e dei lavori pubblici (1848 poi della guerra e marina del governo siciliano (1849).

Dopo la repressione della rivoluzione siciliana fu esule a Marsiglia e a Parigi, lavorò alla Storia d'Italia dal 1815 al 1850 (Torino 1851-1852). Abbandonò gradatamente le sue idee repubblicane, si stabilì a Torino dove diresse la Rivista contemporanea e, decisamente, si schierò su posizioni filopiemontesi (ahi!), partecipò nel 1856 con D. Manin e G. Pallavicino alla fondazione della Società nazionale di cui fu segretario, e contribuì a orientare verso il Piemonte di Cavour l'opinione pubblica moderata che non condivideva più i metodi insurrezionali mazziniani.

Nel 1860 appoggiò la spedizione di Garibaldi  nel Mezzogiorno e ricevette l'incarico da parte di Cavour di cercaredi spingere la Sicilia all'unione con il Piemonte (ahi!).

I piemontesi si rivelarono ben presto peggiori dei predecessori, l’erario molto esoso rimpinguava le casse sabaude impoverendo una popolazione allo stremo delle forze, ogni tentativo di protesta veniva soffocato barbaramente, divenne insostenibile anche poter sopravvivere, la povertà e la miseria ormai attanagliavano la Sicilia e l’emigrazione era divenuta ormai l’unica ancora di salvezza per condizioni di vita più decorose, consone ad un popolo che per millenni aveva conosciuto e fatto sue le civiltà più progredite. 

Giuseppe La Farina, fu deputato nella settima e ottava legislatura e partecipò ai lavori del Consiglio di Stato dove era entrato nel 1860. 

Morì a Torino nel 1863. Il suo interessante Epistolario fu pubblicato nel 1869.

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