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Michele Navarra è il primogenito di otto figli di una famiglia appartenente al ceto medio. Nacque a Corleone il 5 gennaio 1905; il padre
Giuseppe, piccolo proprietario terriero e membro del "Circolo dei
nobili" del paese, esercitava le professioni di geometra e maestro
nella locale scuola agraria.
Nonostante un carattere ribelle e incline alla spavalderia, riuscì ad
applicarsi con profitto negli studi. Terminate le scuole ordinarie,
si iscrisse all'Università di Palermo, prima alla facoltà di ingegneria
e poi a quella di medicina. Ottenuta nel 1929 la laurea in medicina e
chirurgia, prestò servizio militare a Trieste come medico ausiliario.
Con il congedo definitivo, nel 1942, arrivò anche la nomina a capitano.
Nell'esercitare come medico condotto a
Corleone, seppe guadagnarsi la benevolenza degli abitanti della zona.
Prestigio professionale, furbizia e apparente bonomia: furono queste le
doti in grado di innalzarlo prima al rango di uomo d'onore tra i più
rispettati e poi a quello di
capo indiscusso della locale famiglia mafiosa, soprannominato per la sua influenza "u patri
nostru".
Vissuta
senza troppi problemi la parentesi del regime fascista, in seguito allo
sbarco in Sicilia, così come avvenne per gli altri
capi mafia, Navarra divenne un
interlocutore credibile per gli alleati ed egli ne approfittò per
costituire con il fratello una società di autolinee, funzionante grazie
ai mezzi recuperati nell'isola dal Governo alleato dei territori
occupati
(A.M.G.O.T.): nel 1947 la società fu rilevata dalla Regione Sicilia e
quindi assorbita nell'Azienda Siciliana Trasporti.
Riconoscendone l'importanza strategica, Navarra strumentalizzò
sapientemente le evoluzioni della politica regionale e nazionale: dopo
avere appoggiato inizialmente le istanze indipendentiste, fece poi
confluire i voti controllati dalla mafia locale prima sul Partito
liberale e poi sulla Democrazia cristiana. Nel giro di due anni, dal
1946 al 1948, il medico condotto di Corleone divenne anche la massima
autorità sanitaria della zona, ricoprendo gli uffici di medico
fiduciario
dell'INAM e di direttore dell'ospedale di Corleone, poltrona così
ambita da spingerlo a commissionare l'uccisione del legittimo titolare.
Negli stessi anni si adoperò per controllare le pretese dei contadini e
assicurare l'amministrazione dei feudi del corleonese ai suoi uomini.
Il 14 marzo del 1948, dopo un'iniezione
fattagli da
Navarra, morì Giuseppe Letizia, un giovane pastore di soli tredici
anni, unico testimone oculare del rapimento e dell'uccisione di Placido
Rizzotto, il combattivo sindacalista eliminato da Luciano
Liggio e da altri membri della cosca di
Corleone. Arrestato nell'ambito dell'inchiesta su questi due efferati
omicidi, ma mai condannato, fu inviato al soggiorno obbligato a Gioiosa
Ionica (RC). Grazie alle pressioni di alcuni influenti politici, suoi
amici, la misura di prevenzione, fissata inizialmente in un periodo di
cinque anni, fu dichiarata decaduta dopo pochi mesi e già nella
primavera del 1949 Navarra tornò a dirigere le attività della famiglia
di
Corleone. Navarra raggiunse l'apice del successo, favorendo l'elezione
dell'avvocato Alberto Gensardi alla guida del Consorzio per la bonifica
dell'alto e medio Belice: con tale nomina - Gensardi era il genero di
Vanni Sacco, potente capo mafia di Camporeale - la mafia ribadì la
propria contrarietà all'ipotesi di realizzare una diga sul fiume
Belice, che avrebbe significato la fine del suo controllo
sull'erogazione dell'acqua nell'agro palermitano, trapanese ed
agrigentino.
Il primato raggiunto dal medico all'interno della mafia fu però messo in discussione da un suo picciotto,
Luciano Liggio,
l'astro nascente del panorama criminale
corleonese. "Lucianeddu" iniziò giovanissimo a militare nella cosca
guidata da Navarra ma l'intraprendenza e la ferocia, unite al forte
ascendente che esercitava sui compagni, ne fecero ben presto un rivale
temibile. Navarra si accorse di avere dato troppo spazio a quel giovane
campiere e tentò di correre ai ripari, ordinandone l'uccisione. Liggio
scampò però all'attentato e si prese la rivincita il 2 agosto del 1958.
Quel giorno, mentre con un amico rientrava in auto da Lercara Friddi a
Corleone, Navarra fu trucidato da Liggio e i suoi, lungo la statale nei
pressi di Palazzo Adriano. L'uscita di scena di Michele Navarra segnò
anche l'inizio dell'ascesa dei temibili
corleonesi, guidati prima da Liggio e poi da Riina e
Provenzano.
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