20 giu, 2018

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Morte cerebrale. Criterio da rivedere

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L' Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, in un editoriale di prima pagina firmato da Lucetta Scaraffia si chiede se i tempi sono maturi per una ridefinizione della definizione di morte come morte cerebrale, come stabilito quarant'anni fa dal cosiddetto Rapporto di Harvard. La questione non e' nuova per il Vaticano, che gia' nel 2005 aveva organizzato un convegno su ''I segni della morte'', ed e' tornata di attualita' con casi come quelli di Terry Schiavo e Eluana Englaro. ''Anche la Chiesa cattolica, consentendo il trapianto degli organi, accetta implicitamente questa definizione di morte - scrive la Scaraffia -, ma con molte riserve: per esempio, nello Stato della Citta' del Vaticano non e' utilizzata la certificazione di morte cerebrale''. Alla radice di questi dubbi c'e' ''l'idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona piu'''. Cosa fare allora se l'organismo, grazie alla respirazione artificiale, e' mantenuto in vita? Il dilemma si presento', scrive l'Osservatore Romano, nel 1992, con ''il caso clamoroso di una donna entrata in coma irreversibile e dichiarata cerebralmente morta prima di accorgersi che era incinta; si decise allora di farle continuare la gravidanza, e questa prosegui' regolarmente fino a un aborto spontaneo''. In questi e numerosi altri casi simili, ''l'identificazione della persona con le sole attivita' cerebrali entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente''. Per il quotidiano della Santa Sede, potrebbe aver ragione il filosofo Hans Jonas che, ai tempi dell'adozione del 'Rapporto di Harvard', ''sospettava che la nuova definizione di morte, piu' che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall'interesse, cioe' dalla necessita' di organi da trapiantare''. Identificare la morte con la 'morte cerebrale', insomma, non permetterebbe di distinguere adeguatamente il termine della vita con condizioni come il coma irreversibile, per i quali la Chiesa cattolica prescrive l'obbligo di non interrompere idratazione o nutrizione, e spalancherebbe le porte a trapianti troppo 'facili'.

Fonte:Virgilio.it

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