21 gen, 2018

MailFacebookrss twitterYoutube

Nitto Santapaola

Notizie

Nitto Santapaola nacque il 4 giugno del 1938 in una famiglia di modeste condizioni sociali, residente nel degradato quartiere San Cristofaro di Catania. Da ragazzo studiò dai salesiani e frequentò l'oratorio, ma abbandonò presto la scuola e, attratto dai facili guadagni, realizzò le prime rapine. Venditore ambulante di scarpe e articoli da cucina prima, titolare di una concessionaria di auto poi, in realtà Santapaola, soprannominato "il cacciatore", fu uno dei capi mafia più potenti e sanguinari della Sicilia orientale.
La sua fedina penale iniziò a riempirsi nel 1962 con una denuncia per furto e associazione per delinquere. Dopo essere stato diffidato dalla questura di Catania nel 1968 e inviato al soggiorno obbligato dopo due anni, nel 1975 fu invece denunciato per contrabbando di sigarette. Nel 1980 fu fermato durante le indagini sull'omicidio del sindaco di Castelvetrano, Vito Lipari, ma l'accusa non fu provata e anche la successiva proposta di soggiorno obbligato non fu accolta. Del tutto indisturbato, Santapaola portò così a termine la scalata ai vertici di Cosa Nostra, eliminando prima Giuseppe Calderone, il capo mafia più influente di Catania (8 settembre 1978) e poi commissionando ai corleonesi la cosiddetta "strage della circonvallazione" a Palermo, quando il rivale Alfio Ferlito fu ucciso insieme ai carabinieri che lo stavano scortando in carcere (16 giugno1982). Furono questi i due episodi più sanguinosi che contraddistinsero la feroce guerra per il predominio a Catania e nella Sicilia orientale.
L'ascesa del "cacciatore" fu senza dubbio agevolata dal patto di ferro stretto con Totò Riina. Per ricambiare il favore ricevuto con l'omicidio Ferlito, Santapaola organizzò l'uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo. Condannato all'ergastolo per la strage della circonvallazione, per quella di via Carini, invece, Santapaola fu riconosciuto colpevole in primo grado ma assolto in appello; successivamente la Corte di cassazione decise di far ripetere il processo. Nel 1982 si diede alla latitanza, pur essendo malato di diabete e affetto da strani disturbi riconducibili ad una rara forma di licantropia, tanto da essere chiamato "il licantropo" perfino dai suoi due figli, traditi da una intercettazione telefonica, avvenuta poco prima della sua cattura. Dopo undici anni di latitanza, fu catturato all'alba del 18 maggio 1993 in una masseria di Mazzarone, nelle campagne tra Catania e Ragusa, al termine dell'operazione denominata in codice "Luna Piena".
I collaboratori di giustizia, primo fra tutti Antonino Calderone, fratello di Giuseppe, rivelarono le commistioni tra "il cacciatore" e il "comitato d'affari "composto da politici, imprenditori e anche magistrati corrotti che controllò Catania negli anni Ottanta: Santapaola fu, infatti, in stretti rapporti con i "cavalieri del lavoro" catanesi, messi sotto accusa dal giornalista Giuseppe Fava che pagò con la vita le sue coraggiose denuncie. Ormai in carcere, Santapaola subì un doloroso sfregio: il boss rivale Giuseppe Ferone, divenuto un collaboratore di giustizia, approfittò del regime di semilibertà e gli uccise la moglie Carmela Minniti (1 settembre 1995). Il 26 settembre 1997, la Corte d'assise di Caltanissetta lo ho condannato di nuovo all'ergastolo: questa volta per la strage di Capaci.
 
{mosgoogle center}   

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggi la privacy policy>/i>.
To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information