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Nitto
Santapaola nacque il 4 giugno del 1938 in una famiglia di modeste
condizioni sociali, residente nel degradato quartiere San Cristofaro di
Catania. Da ragazzo studiò dai salesiani e frequentò l'oratorio, ma
abbandonò presto la scuola e, attratto dai facili guadagni, realizzò le
prime rapine. Venditore ambulante di scarpe e articoli da cucina prima,
titolare di una concessionaria di auto poi, in realtà
Santapaola, soprannominato "il cacciatore", fu uno dei capi mafia più potenti e sanguinari della Sicilia
orientale.
La sua fedina penale iniziò a riempirsi nel 1962 con una denuncia per
furto e associazione per delinquere. Dopo essere stato diffidato dalla
questura di Catania nel 1968 e inviato al soggiorno obbligato dopo due
anni, nel 1975 fu invece denunciato per contrabbando di sigarette. Nel
1980 fu fermato durante le indagini sull'omicidio del sindaco di
Castelvetrano, Vito Lipari, ma l'accusa non fu provata e anche la
successiva proposta di soggiorno obbligato non fu accolta. Del tutto
indisturbato, Santapaola portò così a termine la scalata ai vertici di
Cosa Nostra, eliminando prima Giuseppe Calderone, il capo mafia più
influente di Catania (8 settembre 1978) e poi commissionando ai
corleonesi la cosiddetta "strage della
circonvallazione" a Palermo,
quando il rivale Alfio
Ferlito fu ucciso insieme ai carabinieri che lo stavano scortando in
carcere (16 giugno1982). Furono questi i due episodi più sanguinosi che
contraddistinsero la feroce guerra per il predominio a Catania e nella
Sicilia orientale.
L'ascesa del "cacciatore" fu senza dubbio agevolata dal patto di ferro stretto con
Totò Riina. Per ricambiare il favore ricevuto con l'omicidio
Ferlito, Santapaola
organizzò l'uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di
Palermo.
Condannato all'ergastolo per la strage della circonvallazione, per
quella di via Carini, invece, Santapaola fu riconosciuto colpevole in
primo grado ma assolto in appello; successivamente la Corte di
cassazione decise di far ripetere il processo. Nel 1982 si diede alla
latitanza, pur essendo malato di diabete e affetto da strani disturbi
riconducibili ad una rara forma di licantropia, tanto da essere
chiamato "il licantropo" perfino dai suoi due figli, traditi da una
intercettazione telefonica, avvenuta poco prima della sua cattura. Dopo
undici anni di latitanza, fu catturato all'alba del 18 maggio 1993 in
una masseria di
Mazzarone, nelle campagne tra Catania e Ragusa, al termine
dell'operazione denominata in codice "Luna Piena".
I collaboratori di giustizia, primo fra tutti Antonino
Calderone,
fratello di Giuseppe, rivelarono le commistioni tra "il cacciatore" e
il "comitato d'affari "composto da politici, imprenditori e anche
magistrati corrotti che controllò Catania negli anni Ottanta:
Santapaola fu, infatti, in stretti rapporti con i "cavalieri del
lavoro"
catanesi, messi sotto accusa dal giornalista Giuseppe Fava che pagò con
la vita le sue coraggiose denuncie. Ormai in carcere, Santapaola subì
un doloroso sfregio: il boss rivale Giuseppe
Ferone, divenuto un collaboratore di giustizia, approfittò del regime
di semilibertà e gli uccise la moglie Carmela Minniti (1 settembre
1995). Il 26 settembre 1997, la Corte d'assise di Caltanissetta lo ho
condannato di nuovo all'ergastolo: questa volta per la strage di Capaci.
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