17 gen, 2018

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Noi, degli anni Ottanta

The Blog

Siamo quelli che vedono la casa acquistata allora dai propri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Noi, i nati negli anni Ottanta, non abbiamo fatto la Guerra, e non abbiamo assistito all’allunaggio, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l’aborto: la nostra memoria storica comincia con i Mondiali di Italia ‘90, quelli della mascotte Ciao.

Ci dicono che non abbiamo ideali, e che abbiamo avuto tutto, senza doverlo rivendicare. Siamo l’ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo mangiafrutta, a uno-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato ai videogiochi e a navigare su Internet. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata quella blu con le bande bianche sulle maniche, e le nostre prime scarpe da ginnastica erano adidas.

Andavamo a scuola quando il ponte del primo novembre era la festa dei Santi e non ancora Halloween. Siamo stati gli ultimi a fare la Maturità con una commissione esterna e i pionieri del famigerato 3+2 all’università.

Ci hanno etichettati come Generazione X, siamo sopravvissuti a Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills. Beh, Beverly Hills a me piaceva. Abbiamo pianto davanti a Candy Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo ballato con Heather Parisi, e cantato a squarciagola con Cristina D’Avena.

Abbiamo imparato che cos’è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl;

Siamo stati martellati con il Kosovo, l’Afghanistan, e l’Iraq. Abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall’Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un undici di settembre.

Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo ancora Bill Gates e credevamo che Internet sarebbe stato un mondo libero.

Siamo la generazione di Bim Bum Bam, e dei gettoni telefonici. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le HubbaBubba erano male. Siamo la generazione di Crystal Ball (”con Crystal Ball ci puoi giocare…”), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego, dei Puffi, di Holly e Benji, e di Mimì Ayuara. E ancora, Yattaman, Creamy, Kiss Me Licia, le Micro-Machine, e la casa di Barbie di cartone ma con l’ascensore.

Siamo l’ultima generazione degli spinelli fumati nel bagno del liceo durante l’autogestione, e guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture e senza air-bag, andavamo in motorino in due e senza casco; le altalene erano di ferro, con gli spigoli vivi, e il gioco delle penitenze era bestiale.

Niente telefoni cellulari, e gli zaini Invicta non avevano le rotelle.

Non avevamo la Playstation, 99 canali televisivi, dolby-surround, e la wi-fi. Però ce la spassavamo alla grande tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra, giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità.

Potevamo bere l’acqua direttamente dalle fontane dei parchi, quella non imbottigliata, senza infettarci. Le ruote dei pattini erano quattro, ma non erano allineate, e Titanic al cinema lo abbiamo visto più di una volta. Ascoltavamo i Take That, gli Oasis, e ce l’hanno menata con le Spice Girls e i loro vestiti orrendi. Guardavamo incessantemente i programmi di MTV.

Siamo la generazione che ancora, a distanza di anni, si domanda se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. A me piace immaginare di sì.

albi

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