23 lug, 2018

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17/07/2008 - Prevenzione degli incendi : cosa dice il wwf

Notizie

Il 2008 dovrà passare alla storia come l' anno "X" per la prevenzione degli incendi dopo un 2007, vero e proprio "annus horribilis" per le foreste. E' questo l'auspicio del Wwf, che presenta i dati del dossier Incendiometro 2008. Obiettivo fondamentale per l' associazione ambientalista è quello di uscire dalla gestione commissariale per imparare a gestire e governare l'ordinario. Nel 2007 sono andati in fumo oltre 227.729 ettari di superficie, di cui 116.602 boscati (il 27% dei quali ricadenti in aree protette), per un danno economico di oltre 640 milioni di euro considerando solo i boschi. A rischio la biodiversità made in Italy: 17 le perle più a rischio incendi. Sul fronte delle cause, il dolo, nel 2007, ha inciso per il 65% sul totale roghi.

La fotografia scattata dal Wwf:

LE SPECIE PIU' COLPITE: Nelle 17 aree a rischio segnalate dal Wwf vivono specie preziose particolarmente vulnerabili nel periodo estivo agli incendi spesso perché coincidente col periodo riproduttivo. Tra queste ci sono anfibi come la Rana di Lataste e la Salamandra pezzata appenninica; rettili tra cui la Lucertola delle Eolie e la Testuggine di Hermann. Tra i mammiferi il Quercino sardo, il Capriolo italiano, il Gatto selvatico e la Martora. E' stato calcolato che un incendio distruttivo di un ettaro di pineta può causare la morte di 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi e 5 milioni di insetti.

UN PATRIMONIO IN FUMO: I benefici apportati dalle foreste in termini di servizi naturali offerte è immenso e va dalla regolazione dell'atmosfera e del clima, alla protezione da inondazioni, siccità, frane, dissesto idrogeologico, oltre ai benefici che derivano dal valore estetico, ricreativo e turistico. In uno studio condotto dal Wwf Spagna, si è calcolato che il danno economico causato dagli incendi forestali corrisponde a 5.500 euro per ettaro di bosco incendiato, senza considerare i danni permanenti e il valore delle specie animali e vegetali distrutte. Considerando questi valori, nel 2007 il nostro Paese ha letteralmente bruciato oltre 640 milioni di euro, solo per gli incendi boschivi, e un valore forse equivalente per gli altri 111.000 ettari andati in fumo di ambienti non forestali. Una perdita immane, considerato anche che occorrono circa 100 anni a un bosco di latifoglie, come le faggete e quercete, per ricrescere, mentre 'bastano' alcune decine alla macchia mediterranea.

CLIMA, USO DEL SUOLO E LA MANO DELL'UOMO: Il rischio incendio é determinato soprattutto dal clima secco, l'uso del suolo e dunque le caratteristiche della vegetazione e la topografia. In un territorio montano, infatti, l'incendio avrà più probabilità a diffondersi rapidamente rispetto alla pianura. Ma la piaga è quasi sempre da ricondurre all' 'opera dell'uomò e non al fenomeno dell'autocombustione, rarissimo (appena lo 0,6-0,7 % del totale) e quindi irrilevante nel nostro paese. Gli incendi dolosi sono aumentati nel 2007: dal 59,9% al 65% del totale, un fenomeno preoccupante perché gli incendi boschivi dolosi sono stati ben 7.000.

MODELLI VIRTUOSI DI PREVENZIONE: Nella lotta contro gli incendi boschivi il Wwf ha evidenziato due modelli virtuosi di prevenzione. Il primo è quello messo in atto dalla Provincia di Macerata, che in soli 5 anni, dal 2000 al 2005, ha visto passare la superficie di bosco incendiato da 452 ettari a soli 52. Il Piano ha un'altra particolarità: è estremamente efficace dal punto di vista economico, costando appena 66.000 euro per il controllo di 215.000 ettari di superficie coinvolta. L'altro modello è quello avviato dal Parco del Pollino, l'anno scorso tra i più colpiti in assoluto, con 6.959 ettari di cui 2.952 di bosco, sono andati in fumo nel 2007. Per prevenire una nuova emergenza l'Ente Parco guidato da Domenico Pappaterra si è dotato, primo parco nazionale ad averlo fatto, di un Piano Annuale per la programmazione delle Attività di Previsione, Prevenzione e Lotta Attiva contro gli Incedi Boschivi.

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