14 dic, 2018

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La Reincarnazione

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Secondo il pensiero religioso vedico, l’uomo avrebbe in se una sostanza aerea denominata ‘Asu’ (alito vitale) e il ‘manas’ ( simile all’anima degli occidentali). E’ il manas che, al momento della morte, raggiungerebbe il mondo degli antenati, in paradiso. Nella tradizione brahamanica, il manas diviene ‘l’atman’, principio interiore, non solo dell’uomo, ma dell’intero universo. L’atman umano sarebbe una particella sprigionatasi dall’atman universale. L’uomo può giungere alla conoscenza dell’atman universale per mezzo della meditazione e grazie ad essa conseguire la redenzione e la salvezza.
Questa idea si sviluppa in seno alla tradizione brahmanica (800 a.C.), molto posteriore alla tradizione vedica (1500 a.C.), e postula la necessità di una rinascita in vite successive quale fio necessario per non aver potuto raggiungere la perfezione nella vita attuale. E’ un abbozzo di teoria reincarnazionista.
In Occidente la teoria reincarnazionista entra grazie alla visione greca della ‘metempsicosi’. L’idea sarà propagandata dagli ‘orfici’, da Pitagora e da Platone. Da quest’ultimo, attraverso i movimenti neoplatonici, giunge alle prime comunità cristiane. Benché negli ambiti cristiani la reincarnazione fosse considerata un’eresia, troviamo tracce dei suoi ‘derivati’ in alcuni scritti di padri della chiesa: Giustino, ad esempio, affermò la preesistenza dell’anima; Clemente Alessandrino fece accenno alla metempsicosi e alla ‘trascorporazione’; anche Origene, nell’intento di conciliare cristianesimo e pensiero platonico, rafforza l’idea della preesistenza dell’anima. Si è ancora lontani dal concetto moderno di reincarnazione, che diverrà più concreto in seno alle correnti manichee e gnostiche. Dopo aver fatto capolino nel pensiero di uomini rinascimentali come Gerolamo Cardano e Giordano Bruno, la reincarnazione diventa dottrina conosciuta grazie ai movimenti spiritista e teosofista dell’800. E qui, l’idea si contorce, si mimetizza, si annacqua e si frantuma dando origine a una gran quantità di credenze che con quella originale non hanno quasi più nulla in comune.

La reincarnazione è veritiera e verificabile, ci dicono, perché numerosi sono ormai i casi di persone che sotto ipnosi hanno ricordato frammenti di una vita vissuta precedentemente.
In realtà si parla di ‘dejà vù’. Secondo lo psicologo Christopher Evans:

Ci sono tre modi per spiegare questo fenomeno. Il primo consiste nel ritenerlo…una prova lampante che si sono già vissute altre vite in passato…Si potrebbe tuttavia osservare che se ciò fosse vero, la loro vita precedente doveva essere esattamente uguale a quella presente, dal momento che i luoghi, le situazioni, le persone sono le stesse. Non si tratterebbe quindi di un’altra vita, ma della stessa… Vi è poi una seconda interpretazione: quella di vivere un’esperienza di preveggenza: Ma esiste una terza spiegazione, più semplice: e cioè che il cervello sta producendo un ricordo falso.

Nell’esperienza del ‘ricordo falso’, ci troviamo ad affrontare una situazione simile ad una vissuta precedentemente (in questa stessa vita e non in un’altra); il cervello, erroneamente, sovrappone due diversi vissuti, sperimentati in due momenti diversi, illudendoci di averli sperimentati già in passato in un’unica situazione.
La Rivelazione biblica contrasta con la teoria della reincarnazione.
Secondo l’Induismo, il ciclo delle reincarnazioni individuali sarebbe la replica, in piccolo, del “grande ciclo delle creazioni e dei respiri di Brama”.
Interpretando il concetto con immagini immediate e semplificate, possiamo dire che il dio indù farebbe, come attività principe, ‘respirazione’; i due movimenti di inspirazione ed espirazione equivarrebbero ai due poli di un intero ciclo di involuzione ed evoluzione. Gli stessi poli, esprimerebbero anche l’idea di ‘Assoluto’ e di ‘relativo’: cioè la sfera divina e quella materiale.
In tale visione, il momento dell’involuzione equivarrebbe al passaggio dal polo dell’assoluto a quello del relativo; il movimento dell’evoluzione produrrebbe il moto contrario. Quindi, ciclicamente il divino scenderebbe nel materiale (espirazione, involuzione, Assoluto nel relativo), per risalire, innalzando e assorbendo in se il materiale (inspirazione, evoluzione, relativo nell’Assoluto).
Il moto evolutivo libererebbe, a poco a poco, il polo superiore dalle catene del polo inferiore, sino al suo assorbimento totale nell’Assoluto primordiale.
In seno al grande ciclo dell’assoluto, supremo, cosmico, abbiamo anche un piccolo ciclo per gli spiriti individuali.
Questo, in grandi linee, il pensiero. Subito alcune considerazioni si impongono: quale sarebbe, innanzitutto, la forza che produrrebbe questa ‘rotazione ciclica’? E’ essa ‘spirito’ o ‘materia’?
Sappiamo che nella filosofia indù non esiste una differenza essenziale tra lo stato materiale e quello spirituale, poiché sono considerati poli e co-principi di una dinamica ciclica. Secondo tale impostazione di pensiero Dio verrebbe ad essere come il polo di un ciclo; ma nella dinamica ciclica Dio verrebbe ad essere anche il polo opposto, cioè smettere di essere Dio. Ma può Dio subire un cambiamento di stato ? Una dispersione della Sua sostanza? Un raffreddamento del Suo ardore? Una relativizzazione? E’ forse possibile frantumare Dio; dividerlo in parti o frazioni?
Se, come afferma il credo indù, la realtà del mondo e quella di Dio sono la stessa cosa, non risulterà anche che il mondo è una frazione di Dio?
E se non c’è differenza tra illusorio e reale, non si rischia di affermare che Dio è ‘multiplo’ e che il mondo è ‘uno’? Ovvero, che l’identità di Dio con il mondo è la stessa cosa che la non-identita; che la differenza tra Pietro e Paolo è la loro identità, come la loro identità è la loro differenza; che un grosso pesce rosso è giallo, e che uno giallo è rosso; che la verità di una proposizione è uguale alla sua negazione, e che non ci sono differenze tra il parlare e lo stare zitti, tra l’essere e il non essere?
Lo stesso concetto di ‘Assoluto’, nella filosofia indù appare come una contraddizione. Il modo di essere ‘ assolutamente Assoluto’ è quello di non essere ‘giammai relativamente’. Concepire il mondo sensibile come un aspetto relativo dell’Essere Assoluto è, di fatto, distruggere la barriera che separa l’Assoluto dal relativo. Ciò non porta ad una ‘assolutizzazione del relativo’, come si pretende in certi ambienti reincarnazionisti; porta, invece, a ‘relativizzare l’Assoluto, quindi a distruggerlo: è la sparizione, l’annullamento di Dio.
Nella Bibbia Dio è “tre volte Santo”; Essere personale, capace di amare, di volere, di giudicare; separato dalla sua creatura; totalmente ‘Assoluto’; totalmente ‘a parte’.
L’Assoluto induista è un concetto nebuloso, astratto, impersonale, atto a mascherare e coprire una lacuna enorme che la reincarnazione non può spiegare, né risolvere. L’Assoluto indù non abita i cieli e la terra come il Dio della Bibbia; non abita fra gli uomini, come fa Jhaveh; ad essi si sottrae, e vanisce totalmente qualora lo si voglia osservare più da vicino.

La legge del karman non prevede opzioni quali ‘peccato’ e ‘giudizio’. Non esistendo un Dio personale che giudica, non esiste neppure un giudizio. Non può essere concepito il perdono per il peccato, né misericordia e comprensione per chi cade vittima delle spire del male; nessuna redenzione: quindi, nessuna salvezza.
Nell’economia cristiana le categorie di ‘bene’ e di ‘male’ sono contrapposte e ben distinte: chi commette peccato, e da esso non si ravvede, è destinato ad essere giudicato. Il karman, invece, elimina l’idea di Dio, lasciando l’uomo nell’illusione fatale di essere responsabile non di fronte ad un codice morale, ma solo di fronte a se stesso. La dottrina della reincarnazione spinge l’uomo a sentirsi e a farsi dio di se stesso; esso stesso dio. In tutta la dottrina della reincarnazione, l’unico assente è proprio Dio.

L’apostolo Paolo afferma:”E’ stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola…apparirà una seconda volta…a quelli che l’aspettano per la loro salvezza”.

Fonte: Luigi Caratelli maran-ata.it 

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