Il Senato italiano ha
approvato all’unanimità una mozione sottoscritta da 75 senatori di
entrambi gli schieramenti per la salvaguardia e la valorizzazione della
dieta mediterranea.
Secondo la Fao, negli ultimi 45 anni la famosa dieta
basata sul consumo di frutta fresca e verdura «è stata a poco a poco
abbandonata ed è oggi in uno stato moribondo proprio nei Paesi in cui
ha avuto origine».
Con l’accresciuto benessere, le abitudini alimentari delle popolazione
mediterranee - sia della sponda sud che della sponda nord del mare
nostrum - una volta modello per il resto del mondo, si sono oggi
notevolmente deteriorate. Queste le conclusioni di uno studio di
Schmidhuber, economista senior della Fao, presentato recentemente a un
seminario organizzato dal California Mediterranean Consortium che
raggruppa sette istituzioni accademiche americane ed europee.
In 40 anni, dal 1962 al 2002, in 15 paesi europei esaminati l’apporto
calorico giornaliero è aumentato di circa il 20 per cento, passando da
2960 kcal a 3340 kcal. Ma in Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Cipro
e Malta, che erano più poveri dei paesi del nord, l’apporto calorico
giornaliero è aumentato del 30 per cento. Più di metà degli italiani,
degli spagnoli e dei portoghesi sono in soprappeso. E non solo, tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno ignorato le
direttive dell’OMS e della FAO che raccomandano che i grassi non devono
rappresentare più del 30 per cento dell’apporto energetico giornaliero
totale. Ma la Spagna, la Grecia e l’Italia sono ben al di sopra di quel
limite e sono diventati i più grandi consumatori di grasso dell’Unione
Europea.