La pesca dei mitili è stata una pratica diffusa fin dall’antichità sopratutto nei laghi di Ganzirri e ne caratterizzò per molto tempo l’economia. La coltivazione di molluschi riguarda sia la raccolta del Gallo provincialis più semplicemente conosciuta come cozza sia la coltivazione delle vongole e, fino al XIX secolo, venivano raccolte anche le ostriche ma ormai questa pratica è scomparsa.
Le prime cozze si svilupparono in modo spontaneo lungo i pali che venivano conficcati sui fondali del lago per delimitare i singoli appezzamenti e le zone di pesca. Quando i pescatori appresero il ciclo di crescita delle cozze cominciarono a costruire i collettori artificiali.
La tecnica della coltivatione risulta abbastanza lunga e complessa infatti il ciclo di vita della “cozza” inizia ad ottobre e dura in media due anni, intanto i pescatori, nel lago piccolo, costruiscono i libani, ossia delle corde vegetali che poi stendono orizzontalmente sulle acque e legano all’estremità superiore a dei pali che sono conficcati sul fondo del lago e posti a distanza di circa cinque metri l’uno dall’altro, si costruisce praticamente un luogo adatto dove la larva di cozza può svilupparsi. A gennaio i mitili cominciano a vedersi ad occhio nudo e in primavera già sono pienamente sviluppati, a questo punto i pescatori li trasportano nel Lago grande dalle acque più calde, dopo averli accuratamente ripuliti da parassiti ed altre impurità. A questo punto i mitili vengono adagiati su un setaccio galleggiante posto poco sotto il livello del mare, qui le cozze si attaccano l’una all’altra e poi vengono separati dai pescatori e inseriti dentro delle reti vegetali o di nylon e appesi nel vivaio naturale del lago. Infine vengono riportati nel lago piccolo per una maggiore ossigenazione dove rimangono per tutta l’estate, alla fine i mitili saranno pronti nel mese di giugno in questo mese vengono riportate nel Lago grande per acquisire maggiore polpa e poi sono finalmente pronte per la vendita.
Fino agli anni 60-70 la molluschicoltura era, in queste zona, un’attività economica fondamentale, e molte famiglie se ne occupavano a tempo pieno, poichè era la principale fonte di sostentamento. Oggi la situazione è ben diversa e questa tradizione ha perduto gran parte della sua importanza quasi scomparendo, i laghi sono minacciati continuamente dall’inquinamento e certe opere e pratiche degli uomini hanno messo a serio rischio l’equilibrio biologico e naturale dei laghi.

Il giorno della festa del Corpus Domini, dalla Cattedrale si snoda una lunga processione preceduta da fedeli incappucciati detti “Babaluci” e da tutte le associazioni, congregazioni ed arciconfraternite religiose della Città. Assieme all'ostensorio con il SS. Sacramento, portato sotto un ricco baldacchino in seta dall'Arcivescovo, viene portato a spalla il Vascelluzzo, Si tratta di un vascello a tre alberi lungo circa un metro con l'anima in legno rivestito da lamine d'argento che riproduce in maniera molto fedele un galeone. L’opera è un ex voto fatto dai messinesi in segno di ringraziamento verso la Madonna della Lettera che, in occasione di varie carestie, miracolosamente fece giungere nel porto della città alcuni vascelli carichi di grano. Si racconta anche che nel 1603 mentre una terribile carestia affliggeva la città. Il fatto era risaputo e le imbarcazioni straniere cercavano di evitare il passaggio nello stretto per non incorrere nelle azioni di pirateria degli affamati messinesi. Mentre una grossa nave proveniente dalla Grecia, carica di grano, transitava nello Stretto, una miracolosa tempesta provocata dalla Madonna costrinse l'imbarcazione ad approdare nel porto falcato, salvando la città.
Il Venerdì Santo si snoda per le principali vie della città la processione delle Barette, risalente al 1610 e composta da undici gruppi statuari raffiguranti episodi della Passione di Cristo. 