21 set, 2017

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Tradizioni e Manifestazioni

La pesca dei mitili è stata una pratica diffusa fin dall’antichità sopratutto nei laghi di Ganzirri e ne caratterizzò per molto tempo l’economia. La coltivazione di molluschi riguarda sia la raccolta del Gallo provincialis più semplicemente conosciuta come cozza sia la coltivazione delle vongole e, fino al XIX secolo, venivano raccolte anche le ostriche ma ormai questa pratica è scomparsa.

Le prime cozze si svilupparono in modo spontaneo lungo i pali che venivano conficcati sui fondali del lago per delimitare i singoli appezzamenti e le zone di pesca. Quando i pescatori appresero il ciclo di crescita delle cozze cominciarono a costruire i collettori artificiali.

La tecnica della coltivatione risulta abbastanza lunga e complessa infatti il ciclo di vita della “cozza” inizia ad ottobre e dura in media due anni, intanto i pescatori, nel lago piccolo, costruiscono i libani, ossia delle corde vegetali che poi stendono orizzontalmente sulle acque e legano all’estremità superiore a dei pali che sono conficcati sul fondo del lago e posti a distanza di circa cinque metri l’uno dall’altro, si costruisce praticamente un luogo adatto dove la larva di cozza può svilupparsi. A gennaio i mitili cominciano a vedersi ad occhio nudo e in primavera già sono pienamente sviluppati, a questo punto i pescatori li trasportano nel Lago grande dalle acque più calde, dopo averli accuratamente ripuliti da parassiti ed altre impurità. A questo punto i mitili vengono adagiati su un setaccio galleggiante posto poco sotto il livello del mare, qui le cozze si attaccano l’una all’altra e poi vengono separati dai pescatori e inseriti dentro delle reti vegetali o di nylon e appesi nel vivaio naturale del lago. Infine vengono riportati nel lago piccolo per una maggiore ossigenazione dove rimangono per tutta l’estate, alla fine i mitili saranno pronti nel mese di giugno in questo mese vengono riportate nel Lago grande per acquisire maggiore polpa e poi sono finalmente pronte per la vendita.

Fino agli anni 60-70 la molluschicoltura era, in queste zona, un’attività economica fondamentale, e molte famiglie se ne occupavano a tempo pieno, poichè era la principale fonte di sostentamento. Oggi la situazione è ben diversa e questa tradizione ha perduto gran parte della sua importanza quasi scomparendo, i laghi sono minacciati continuamente dall’inquinamento e certe opere e pratiche degli uomini hanno messo a serio rischio l’equilibrio biologico e naturale dei laghi.

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Carretto SicilianoAnche se non è tradizione solo Messinese spesso, nei viali della nostra città in giorni di festa, sfila il Carretto siciliano (in siciliano carrettu) che, in fondo, non è chè un mezzo di trasporto agricolo in uso in tutto il territorio siciliano fino alla seconda metà del XX secolo, quando divenne obsoleto a causa della crescente motorizzazione del lavoro nelle campagne.

 

Il carretto, in legno e trainato da un cavallo o da un asino, si compone di due grandi ruote e di uno spazio per il trasporto di merci e persone. Essendo spesso decorato con quadri di colori sgargianti rappresentanti spesso storie epiche di origine medievale, è diventato uno dei simboli dell’iconografia folkloristica siciliana.

 

Patria indiscussa del carretto siciliano è la cittadina di Aci Sant’Antonio (CT) che oltretutto vanta gli ultimi maestri pittori come Domenico Di Mauro e Nerina Chiarenza.

 

Lo si può trovare ancora oggi nei centri storici della Sicilia come attrattiva per turisti, per un piccolo giro panoramico o una foto, o in miniatura in tutti i negozi di souvenir dell’Isola. Alcune volte è usato anche per cerimonie particolari come un matrimonio o altre feste pubbliche o private. A Terrasini, in Provincia di Palermo, esiste un “Museo del Carretto Siciliano”.

 

A Canicattì in occasione della festa del Santissimo Crocifisso che si celebra il 3 maggio, si svolge una manifestazione: “La Rietina” dove sfilano per la città decine di carretti siciliani tradizionali.

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Il giorno della festa del Corpus Domini, dalla Cattedrale si snoda una lunga processione preceduta da fedeli incappucciati detti “Babaluci” e da tutte le associazioni, congregazioni ed arciconfraternite religiose della Città. Assieme all'ostensorio con il SS. Sacramento, portato sotto un ricco baldacchino in seta dall'Arcivescovo, viene portato a spalla il Vascelluzzo,  Si tratta di un vascello a tre alberi lungo circa un metro con l'anima in legno rivestito da lamine d'argento che riproduce in maniera molto fedele un galeone. L’opera è un ex voto fatto dai messinesi in segno di ringraziamento verso la Madonna della Lettera che, in occasione di varie carestie, miracolosamente fece giungere nel porto della città alcuni vascelli carichi di grano. Si racconta anche che nel 1603 mentre una terribile carestia affliggeva la città. Il fatto era risaputo e le imbarcazioni straniere cercavano di evitare il passaggio nello stretto per non incorrere nelle azioni di pirateria degli affamati messinesi. Mentre una grossa nave proveniente dalla Grecia, carica di grano, transitava nello Stretto, una miracolosa tempesta provocata dalla Madonna costrinse l'imbarcazione ad approdare nel porto falcato, salvando la città.
 

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Il Venerdì Santo si snoda per le principali vie della città la processione delle Barette, risalente al 1610 e composta da undici gruppi statuari raffiguranti episodi della Passione di Cristo. Il termine "Barette" si riferisce alle origini della celebrazione, quando venivano portate a spalla un'immagine dell'Addolorata e un simulacro di bara con il Cristo morto.
Nel 1801, si aggiunsero le barette con "La caduta" e "L'ultima Cena". Ripresa nel 1923, e interrotta dal 1940 al 1945, la processione si svolge ogni anno.
Questi gli undici gruppi che compongono la celebrazione, custoditi dal 1950 nella chiesa del Nuovo Oratorio della Pace (secolo XX, portale del XVI): Ultima Cena (primi decenni del Novecento, in sostituzione di quella distrutta nel 1908), Gesù nell'Orto degli Ulivi (1956, portata da trenta uomini), La Flagellazione (conosciuta come "La Colonna", secolo XVII-XVIII), Ecce Homo (secolo XVII-XVIII), Veronica (1956), Caduta (fine secolo XIX), Cireneo (1958), Crocifissione (secolo XX), Addolorata (secolo XX), Deposizione (secolo XX), Cristo Morto (secolo XX). Ogni Baretta è custodita da una confraternita.

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Presso il quartiere fieristico si svolgono la grande campionaria internazionale (ogni anno, nel mese di Agosto) e numerose altre manifestazioni fieristiche di settore nel corso dell'anno. La Fiera di Messina è la più antica del mondo: fu fondata il 2 Aprile 1296 da Federico II d'Aragona il quale consentì che i messinesi, per quindici giorni l'anno, aprissero una fiera sgravata dagli obblighi tributari. Abitualmente la Fiera si svolge tra la prima e la seconda decade di agosto attirando moltissimi visitatori. La fiera è Internazionale perchè accoglie espositori da tutto il mondo.

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