Notizia scandalo apparsa oggi sulla Repubblica. Le autostrade siciliane, ha sentenziato l'Anas, sono le più disastrate
d'Italia. Ma hanno un record: vantano un numero senza eguali di
casellanti. Cinquecento, fra dipendenti fissi e stagionali. Una folla
di "agenti tecnici esattori" cresciuta a dismisura, in un ente che
gestisce 268 chilometri di tracciato e 24 porte d'ingresso. Come dire:
nell'isola c'è un casellante ogni due chilometri, 20 ogni casello.
Ma a caratterizzare il consorzio è anche (soprattutto) l'esercito di
casellanti, schierati ovunque, nelle cabine per il pedaggio come
(almeno un centinaio) nelle tre sedi amministrative del Cas. Un ente
diventato nel corso degli anni uno stipendificio. A denunciarlo,
indirettamente, è stata la stessa Anas che ha rilevato come, fra le
società italiane che gestiscono le autostrade, il Cas sia quello con il
rapporto più alto fra spese per il personale e introiti. Il 45 per
cento degli incassi di pedaggi e royalties versate dai gestori delle
stazioni di servizio (ovvero quasi 80 milioni di euro ogni anno) se ne
va per pagare i dipendenti. Nessuna delle altre 23 concessionarie
dell'Anas supera il tetto del 35 per cento.
Proprio il contenzioso è stato, in questi anni, il leit motiv della
vita del consorzio. Una miriade di cause intentate, in gran parte,
dagli stessi tecnici esattori che dopo essere stati inquadrati negli
uffici chiedono il riconoscimento di mansioni superiori o, al contrario
di indennità suppletive come quella per il "maneggio denaro", che
possono far lievitare un compenso base di 1.500 euro fino a una cifra
doppia. Al punto che anche la Corte dei conti, a fine giugno, ha
chiesto lumi sulle indennità dei casellanti finiti dietro una
scrivania. La Valenti ha rispedito sette casellanti ai caselli e, in
mancanza di figure qualificate, ha affidato all'esterno la gestione
degli uffici che si occupano di appalti e pensioni. Finendo per
scontrarsi con la Cgil e altri sindacati minori che hanno indetto una
raffica di scioperi. | < Prec. | Succ. > |
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